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Trilinguismo, cronaca e un occhio al Principato

30.11.2015 - aggiornato: 23.12.2015 - 09:20

QUI COIRA - Continua il nostro viaggio fatto di interviste alla scoperta  dei corrispondenti  della RSI. Conosciamo Nicola Zala che si occupa di Grigioni, Svizzera orientale e anche del Liechtenstein.

di Chiara Tomasini

 

 

Nicola Zala, a Coira dal 2009, copre l’attualità dei Grigioni, Cantone caratterizzato da ben tre lingue. Fa parte di un gruppo redazionale di sei persone. Due si occupano di televisione, quattro prevalentemente di radio. Un team - quest’ultimo -  che confeziona contributi per i radiogiornali e la trasmissione quotidiana Grigioni sera (in onda tutti i giorni alle 19.00 su Rete Uno).

 

Lavorando a Coira si è confrontati con una specificità linguistica interessante, come influisce sul tuo lavoro?

Qui si vive concretamente il trilinguismo cantonale. In città si parla prevalentemente il tedesco, ma anche l’italiano e il romancio sono ben presenti. Ciò si rispecchia anche sul posto di lavoro, dove collaboro con le redazioni romancia e tedescofona. 

 

Da parte degli spettatori romanci c’è anche un’attenzione alla RSI o si è più legati alla televisione d’oltralpe?

Stando alla mia esperienza personale il pubblico romancio segue e apprezza il lavoro della televisione svizzera di lingua italiana. 

 

Come responsabili anche del Grigioni italiano siete inseriti in una realtà più locale?

Sì, in effetti, a differenza degli altri nostri corrispondenti dal resto della Svizzera, noi forniamo servizi non solo al Telegiornale, ma anche al Quotidiano. Bisogna dunque tenere d’occhio sia l’attualità regionale, sia quella nazionale. 

 

Dunque passate dalla cronaca locale a quella nazionale, ma vi occupate anche di questioni internazionali...

Sì ed è un compito molto interessante. Nel Liechtenstein, per esempio, ci siamo occupati del ventesimo anniversario dell’entrata del Paese nello spazio economico europeo e abbiamo fatto una sorta di confronto alla luce della decisione svizzera di non aderirvi. A San Gallo invece siamo stati confrontati con la questione del velo islamico nelle scuole e – più recentemente - con quella dei migranti, il cui numero ha superato le entrate in Ticino. 

 

 

Perché hai scelto proprio di lavorare a Coira?

Perché sono grigionese! (ride, nd.r.) Scherzi a parte, lavorare a Coira è un po’ come lavorare in una piccola Svizzera. 

 

C’è un episodio particolare della tua esperienza da corrispondente che ti va di condividere?

Mi ricordo di un servizio di colore girato a Juf, uno dei paesini abitati più alti d’Europa, nel Comune di Avers. C’era una bufera tremenda e c’è voluta una bella forza di persuasione per convincere i pochi abitanti a parlare. Per passare a cose più serie, ricordo alcuni avvenimenti di cronaca nera e le scorribande dell’orso M13. Di particolare interesse è poi seguire i lavori in Gran Consiglio e le tornate elettorali. Quella nazionale dello scorso 18 ottobre, nei Grigioni, è stata particolarmente accesa e appassionante.

 

 

Continua il nostro viaggio fatto di interviste alla scoperta del lavoro dei giornalisti corrispondenti della RSI. Nelle scorse puntate abbiamo conosciuto Lidia De Bernardi da Zurigo e Simona Cereghetti da Berna. Nel prossimo appuntamento andremo a Ginevra per poi spostarci all’estero.

 

 

 

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