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"Volevo mostrare il volto della nuova mafia"

09.04.2016 - aggiornato: 24.06.2016 - 14:02

Bruno Vespa risponde così alle critiche ricevute per aver ospitato a "Porta a Porta" Salvatore Riina, figlio del boss di Cosa Nostra Totò. 

"Se Adolf Hitler risalisse per un giorno dall' inferno e mi offrisse di intervistarlo, temo che dovrei rifiutare. Vedo, infatti, che dopo il 'caso Riinà vengono messi in discussione i parametri di base del giornalismo". Lo scrive in una lettera pubblicata al Corriere della Sera il conduttore del programma Porta a Porta di Raiuno Bruno Vespa, intervenendo sulle polemiche sollevate dalla sua intervista a Salvatore Riina, figlio del boss Totò Riina, responsabile -tra le altre cose- della strage di Capaci nel 1992 in cui morirono il magistrato antimafia Giovanni Falcone, sua moglie e la scorta. (vedi correlati).

 

"Aveva ragione nel gennaio del '91 il governo Andreotti a voler bloccare (senza riuscirci) la mia intervista a Saddam Hussein alla immediata vigilia della prima Guerra del Golfo perché il dittatore iracheno era un nostro nemico?", si chiede il giornalista italiano. "Chi ha intervistato per la Rai il dittatore libico Gheddafi o quello siriano Assad avrebbe dovuto puntare sui crimini commessi da entrambi invece di focalizzare il colloquio sulla loro politica estera?".

Vespa spiega di aver letto il libro di Salvatore Riina e di aver "informato quell'eccellente professionista che è il nuovo direttore di Raiuno che avremmo potuto mostrare per la prima volta il ritratto della più importante famiglia mafiosa della storia italiana vista dall' interno. Decidemmo allora di far seguire all'intervista un dibattito con parenti delle vittime di Riina e con dirigenti di associazioni che coraggiosamente si battono contro la mafia. Così è avvenuto", ricorda.

"In coscienza, credo di aver mosso al giovane Riina le obiezioni di una persona di buonsenso mostrandogli anche le immagini delle stragi di Capaci e di via D’Amelio e dell’arresto di suo padre. Ho riportato dall’incontro l’impressione che avevo riportato dal libro: un mafioso con l’orgoglio di esserlo. Era utile che il pubblico conoscesse il volto della nuova mafia? A mio giudizio sì, perché solo conoscendo la mafia la gente acquisisce la consapevolezza di doverla combattere" conclude Bruno Vespa.

 

 

(Red)

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