Home > Cultura

Per un plurilinguismo che non sia solo di Carta...

15.12.2013 - aggiornato: 24.06.2016 - 15:05
Si è svolto il 9 dicembre, nel 50° anniversario dell’adesione del nostro Paese al Consiglio d’Europa. Guardare all’altrove, per risolvere i conflitti linguistici interni?

( foto KEYSTONE/Steffen Schmidt)

di Eleonora Rothenberger

 

L’adesione della Svizzera a convenzioni internazionali che garantiscono diritti specifici per le lingue, come La Convenzione Quadro del Consiglio d’Europa per la protezione delle minoranze nazionali e la Carta Europea delle lingue regionali e minoritarie è stata la base di discussione giuridico-politica del Convegno di Berna. L’idea portante, infatti, del Convegno, organizzato in occasione dei 50 anni dell’adesione della Svizzera al Consiglio d’Europa, sembra essere quella che la Svizzera, pur essendo un paese di lunga tradizione plurilingue, che ha inserito nella sua Costituzione il plurilinguismo e a cui spesso proprio l’Europa guarda come modello di coesione nazionale, abbia ora bisogno di guardare all’Europa per risolvere conflitti linguistici o diatribe tra minoranze e maggioranze. Il  decentramento sarebbe quindi l’auspicio come misura che porti a nuovi punti di vista e nuove prospettive. La signora Brohy, rappresentante per la Svizzera del comitato d’esperti della Carta Europea delle lingue ha fatto presente nel suo intervento della mattina che la protezione del ladino, dell’italiano e delle lingue nazionali come lingua minoritarie nei cantoni bilingue e nei cantoni di confine è priorità della Carta.

La Carta non prevede tuttavia la protezione di dialetti o lingue di emigrazione. Ha quindi rilevato che per quanto riguarda i dialetti è un momento favorevole perché si sta discutendo ad esempio in seno al comitato se il franco-regionale, parlato nella regione di confine con la Valle d’Aosta, dove tra l’altro il valdostano già gode di protezione da parte dell’Italia,  debba essere tutelato anche in Svizzera. Si cerca il dialogo quindi perché le minoranze rimangano vive. Al contrario la signora Thors, Alto Commissario per le minoranze nazionali in materia di diritti linguistici dell’Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa), di cui la Svizzera prenderà la presidenza nel 2014, aveva sostenuto in mattinata che non sono le Carte dei diritti a essere vincenti, ma la prudenza, la prevenzione e l’adesione alla realtà. La signora Thors aveva fatto due interessanti osservazioni: la prima che apprendere una lingua imposta è di solito controproducente e che è sempre meglio incoraggiare piuttosto che obbligare - e il riferimento alla situazione del romancio era sottinteso - la seconda che a ben guardare c’è sempre una minoranza nel mondo - e il riferimento è chiaramente andato ai francofoni e agli italofoni svizzeri presenti per ribadire le ragioni della loro minoranza, ma costretti a guardarsi indietro e a relativizzare forse le loro posizioni.  

La Prof. Barbara Wilson, membro per la Svizzera del Comitato consultivo della Convenzione Quadro del Consiglio d’Europa per la protezione delle minoranze nazionali, ha anche sostenuto che dopo l’entrata in vigore della Legge sulle Lingue del 2007 vi sono obblighi da parte cantonale per quanto riguarda le minoranze. I cantoni che accolgono i gruppi di minoranza devono proteggerli: intesa e scambi sono d’obbligo come l’incoraggiamento del bilinguismo. E in questo il Canton Berna, padrone di casa, e cantone bilingue, dà il suo contributo alla coesione nazionale - così nei saluti iniziali il consigliere di Stato Philippe Perrenoud. Anche i Grigioni che hanno adottato la nuova legge cantonale sulle lingue devono quindi incoraggiare la protezione del romancio e degli idiomi. Il principio della territorialità, a cui nel convegno si è ampiamente rimandato, va seguito con elasticità, Friburgo potrebbe prenderne esempio. Sono necessari comunque monitoraggio e dialogo con le minoranze. Il diritto è impotente se gli interlocutori di una lingua non vogliono accettare variazioni. Nel 3° rapporto del Comitato consultivo era stato già consigliato al Canton Grigioni per il romancio di avere prudenza e di ascoltare le minoranze.

Le autorità nazionali devono incoraggiare l’educazione bilingue e chi fa parte di famiglie miste per la cooperazione interculturale. Vari modelli possono essere attuati nelle scuole pubbliche: il nuovo concetto-modello bilingue di “Filiere bilingue” di immersione reciproca nella lingua dell’altro, di cui a Bienna si fa una buona esperienza dal 2009 a partire dalla scuola dell’obbligo, potrebbe essere preso d’ esempio. Non meno vanno incoraggiati la mobilità di persone e soprattutto dei giovani, attraverso la promozione di scambi scolastici nella scuola dell’obbligo.

 

Rumantsch Grischun o idioms? La voce delle mamme oppure dei professori?

Il tentativo di standardizzare le cinque sfaccettate varianti del romancio in un’unica lingua, il romancio grigiun, intrapreso già a partire dagli anni ‘80 nel Canton Grigioni, non sembra aver portato ad effetti positivi. Questa tesi è stata affermata dalle signore Brunold e Deplazes, membri della Pro Idioms Engiadina e mamme agguerrite, nella tavola rotonda del pomeriggio, a colloquio con il signor Bezzola, presidente del Lia Rumantscha e il signor Conrad,  maestro elementare e autore di diversi sussidi didattici in romancio. Il tentativo di standardizzazione era stato sostenuto, al momento dell’introduzione nel sistema scolastico grigionese, non dall’intera popolazione, ma da ingenti finanziamenti cantonali e paradossalmente sotto la pressione della necessità di misure di risparmio, ai danni di chi invece avrebbe continuato volentieri a promuovere anche le piccole identità valligiane di idiomi ancora parlati in famiglia, ai quali si dà grande valore affettivo e emotivo. Le ragioni della controparte si basavano e si basano sull’idea che solo un forte romancio possa “proteggerlo” da un futuro certo già scritto, la sua scomparsa, vista la frammentazione di tale lingua e l’ingerenza del tedesco, lingua di maggioranza, e oggi anche dell’inglese. Uno sguardo pratico all’intera vicenda grigionese potrebbe evitare un conflitto inutile e tutelare i diritti delle minoranze, come sostiene la Pro Idioms, che continua a battersi autofinanziando materiali didattici e promuovendoli via internet, ma che, a lungo termine, ha bisogno di riconoscimento politico cantonale e di finanziamenti. È sostenibile comunque anche la tesi di chi appoggia il Rumantsch Grischun,  perché anche le ragioni di questa parte potrebbero essere accettate guardando al romancio come una lingua di minoranza destinata a scomparire di fronte  alla pressione di lingue di maggioranza. Un approccio plurilinguistico al problema potrebbe permettere la risoluzione di conflitti inutili.

 

Il caso del francese, perdita di peso e apertura allo svizzero tedesco

Per un approccio pratico alle lingue si è espresso il ginevrino Frédéric Wittver, delegato ai rapporti intercantonali e responsabile Harmos del Dipartimento dell’istruzione pubblica, della cultura e dello sport del Canton Ginevra. Sorprendendo probabilmente molti puristi del tedesco ha infatti affermato che già da qualche tempo nelle scuole ginevrine è stato introdotto l’apprendimento delle peculiarità dello svizzero tedesco e che questa introduzione è stata vista di buon grado da diversi cantoni della Svizzera Orientale, favorendo un avvicinamento delle parti. È certo un’apertura significativa che mira sia ad aspetti politici di apertura verso l’altro, che dovrebbe essere presa ad esempio da chi spesso questa apertura non ce l’ha, sia ad aspetti pratici. Un ginevrino infatti che decide di andare a studiare a Zurigo o a San Gallo deve per forza confrontarsi già nell’apprendimento scolastico con “il mundart”, il dialetto svizzero tedesco, sapendo che la realtà locale parla lo svizzero tedesco - di cui le forme scritte non sono univoche e nonostante siano in espansione nelle giovani generazioni per l’aumento delle forme di scritture  tramite le nuove vie di comunicazione digitale (si pensi a facebook, whatsup, sms) - con tutto quello che questo comporterà in termini di perdita del tedesco standard. L’apertura ginevrina potrebbe aprire un varco nell’empasse che il francese sta subendo nella Svizzera Orientale cioè quella di vedersi scavalcato dall’inglese in terza classe e insegnato solo dalla quinta classe elementare. Ma non sarà facile. L’inglese come lingua necessaria detiene il primato di lingua di preferenza, basti osservare quante opzioni bilingue con l’inglese si sono aperte nei licei svizzeri tedeschi. La pressione dei futuri studi universitari per i quali sembra impossibile per alcune facoltà produrre materiali in uscita diversi dall’inglese, a costo di non essere competitivi,  è fortissima, così come la pressione delle mode imperanti per cui ciò che non è bilingue non interessa. Anche su questo terreno far penetrare concetti come il plurilinguismo non è facile. Eppure la partita si giocherà in futuro proprio a questo livello, almeno per le lingue minoritarie che potranno caricarsi di un plusvalore. La posizione di chi giudica un danno il plurilinguismo al livello della scuola elementare non trova sostegno nelle statistiche europee che invece parlano di successo delle lingue nelle politiche scolastiche che hanno introdotto i bambini al plurilinguismo. In alcuni cantoni della Svizzera tedesca sarà, quindi, semmai questione di rivedere i metodi didattici d’insegnamento delle lingue a livello elementare.

 

L’italiano: niente di nuovo sotto il sole!

Alla fine della tavola rotonda sul cosiddetto “terzo incomodo” la delusione si leggeva nei volti di molti presenti. Niente di nuovo per ora sul versante dell’italiano. Non si è andati oltre la riflessione sull’italiano lingua di coesione nazionale ribadita da Manuele Bertoli; oltre l’evidenza dello status quo che mostra  che  il 50% dei cantoni svizzeri non rispetta il regolamento di maturità, situazione ribadita da Mario Battaglia, presidente della Commissione Svizzera di Maturità, creata ad hoc dopo i casi San Gallo e  Obwaldo; oltre, purtroppo, la constatazione che è in atto ancora una volta una raccolta di firme contro la possibile abolizione dell’italiano a livello Sek I nel Canton Aargau, di cui ha informato la signora Annamaria Huonder, promotrice della petizione, ancora firmabile nel sito: www.italianoascuola.ch ; oltre le  lettere ufficiali di protesta dei direttori cantonali del Ticino e dei Grigioni al collega di Aargau.  Da un partecipante del pubblico è venuta la domanda del perché ancora oggi non si parli di trilinguismo svizzero e del perché non si guardi al Ticino come esempio di un cantone che da diversi anni ha introdotto nella scuola dell’obbligo prima il francese, poi il tedesco e infine l’inglese, dando la priorità alle lingue “ufficiali” nazionali e non alle cosiddette lingue “straniere”. Peccato che l’unico interlocutore politico rimasto in sala fosse Bertoli. Gli altri erano già andati via. Segno di chi non sa ascoltare, ma parlare, come il consigliere federale Berset che aveva fatto un bel discorso iniziale citando anche Dante, forgiatore della lingua nazionale come modello unitario, non plurilingue. Il milione e 600mila italofoni svizzeri a Nord delle Alpi, ma anche i ticinesi e i poschiavini hanno bisogno di capi che ascoltino! La signora Thors in mattinata aveva fatto sapere che il governo svizzero tiene conto delle opinioni del rapporto della Convenzione-Quadro, perché aveva annunciato che ci sarà una revisione della Legge Federale sulle Lingue a favore di una maggiore rappresentanza delle minoranze in seno all’amministrazione federale. Questo non può che far piacere a chi, da italofono, aveva già costatato, aggirandosi tra le sale del palazzo del Comune di Berna, che le pubblicazioni, esposte sul tavolo del ricevimento in entrata, del Consiglio d’Europa, che non è la Confederazione, che però poteva caricarsi in questo caso di qualche traduzione,  erano solo in tedesco e francese, ma soprattutto  che nell’invito all’iscrizione al Convegno le tre lingue nazionali presentavano diverse espressioni interpretabili:  l’italiano con “è gradita l’iscrizione”, una formula aperta per invitare a farlo, ma che non obbliga, mentre per il tedesco e il francese si avevano rispettivamente “Anmeldung erfordelich” e  “une iscription est requise” che obbligano a farlo. Che sia questa la grande differenza culturale per cui l’italiano è ancora “il terzo incomodo”?

Cultura

Incontro con il giornalista Mura

Giovedì 19 aprile, alle 20.30, presso la Sala Aragonite di Manno, si parlerà di racconti, cucina, sport e canzoni, ossia... "i 4 lati di Mura".

Cultura

Intorno al ritmo

Luca Cerchiari ci presenta la terza edizione di "The Cambridge Companion to the Musical” di Everett e Laird, volume sulla commedia musicale americana.

Cultura

Riflettori puntati sui mitici Anni '90

Per due mesi Bellinzona ospiterà il festival culturale e musicale "Strange Days", che propone eventi di diverso tipo per capire come sia cambiato il mondo …

Cultura

Topolino festeggia 90 anni

A partire dalla prossima settimana Disney celebrerà per tutto il 2018 uno dei personaggi più amati da intere generazioni di bambini e adulti.

Cultura

La vita in quella che fu l'URSS

SPECIALE SABATO - Un bel libro ci racconta quel mondo scomparso, attraverso 400 oggetti, altrettante fotografie, 700 citazioni letterarie. Un'immersione oltre i clich …

Cultura

Il Festival di Sanremo visto dal GdP!

Una rubrica che racchiude le nostre impressioni e i nostri commenti, tra il serio e il faceto, delle varie puntate della 68ma edizione del Festival della canzone italiana.

Cultura

Premiata la luganese Vera Trachsel

È tra i 5 giovani artisti che hanno ricevuto il riconoscimento Manor 2018, del valore di 15mila franchi. Le sue opere esposte al Museo cantonale d'arte di Lugano.

Cultura

DIORIO: Belle époque e Grande guerra

DIORIO - Undicesima puntata degli interventi-racconti del grafico ticinese Orio Galli, che partono dalle sue vicende famigliari per narrarci dell'emigrazione nella …

Cultura

Quelle faccine davvero universali?

SPECIALE SABATO - Marcel Danesi spiega il significato delle emoji. Lo studioso dell’Università di Toronto racconta nascita ed evoluzione di queste icone …

Cultura

Un musical avvincente e convincente

Il commento sullo spettacolo teatrale di Yor Milano, "La vera storia di Nicolao della Flüe", andato in scena domenica sera al Palazzo dei Congressi di …

Cultura

La Svizzera italiana di Nessi

SPECIALE SABATO - Quindici passeggiate con uno sguardo particolare. Senza dimenticare i monumenti artistici, lo scrittore si sofferma su aspetti minori della quotidianit …

Cultura

Una figura di donna moderna e impegnata

Carolina Maraini-Sommaruga (Lugano 1869-Savosa 1959) è protagonista alla Pinacoteca Züst di Rancate. Conosciamola meglio. 

Cultura

I 60 anni dello "Zecchino d'Oro"

Previsti per l'occasione 4 appuntamenti e una puntata speciale. Ripercorriamo la storia del festival, da decenni emblema di una televisione a misura di bambino.

Cultura

Dimitri e Carla Del Ponte tutti d'un pezzo

(LE FOTO) Sono due delle 20 personalità elvetiche raffigurate in legno dall'artista Inigo Gheyselinck ed esposte a Berna nell'ambito della campagna #Woodvetia. …

Cultura

Assegnati i premi Möbius 2017

La Fondazione per lo sviluppo della cultura digitale, giunta alla sua ventunesima edizione, ha premiato il progetto Monitra e la piattaforma Treccani.

Cultura

La passione per Tolkien in un museo

SPECIALE SABATO - Tra le vigne grigionesi sorge il “Greisinger Museum”, unico al mondo, che espone 10mila pezzi da collezione legati alla narrativa …

Accesso e-GdP

banner_passione_calcio.jpg

Banner - Spot GdP 2018

banner_reportage_siria.jpg

banner_arte-e-cultura.jpg

banner_alberghi_albergatori.jpg

Ieri nel mondo

catt-ch2.jpg

Il sito ufficiale della Diocesi diLugano

banner_caritas_ticino.jpg