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"Un settore dinamico e radicato nel territorio"

29.10.2016 - aggiornato: 29.10.2016 - 12:41

Due indagini statistiche evidenziano la ricca offerta culturale nostrana. Ne abbiamo con Marco Imperadore e Andrea Plata dell’Osservatorio Culturale del Ticino.

di Federica Alziati

All’interno della Divisione della cultura e degli studi universitari, l’Osservatorio Culturale del Canton Ticino, guidato da Paola Piffaretti, assolve la missione di monitorare le attività e le istituzioni coinvolte nel settore, fornendo così all’utenza una piattaforma aggiornata di informazioni. Tra le ultime pubblicazioni, figurano un rapporto dedicato a eventi e operatori culturali e un censimento dei Musei, pubblici e privati, presenti sul territorio. Il primo restituisce un universo ampio e diversificato, in cui è compreso il lavoro tanto dei professionisti che degli amatori. Il censimento fotografa, invece, il panorama museale ticinese secondo i dati raccolti nel 2014. Condotto a tappeto presso tutti i Musei e gli Istituti a carattere museale (non a scopo di lucro – risultano escluse, ad esempio, le gallerie d’arte) con sede in Ticino (indipendentemente dalla loro affiliazione all’Associazione svizzera dei Musei), ha coinvolto un totale di 88 Musei sui 94 attivi (aperti o chiusi per ristrutturazione) in quell’anno. In merito a queste due indagini aggiornate, rivolgiamo alcune domande a Marco Imperadore, tra i firmatari della prima, e Andrea Plata, che ha realizzato il rapporto sul censimento.

Un’agenda fitta di eventi

Marco Imperadore, i dati relativi alle attività culturali sono considerevoli: quasi 10.000 proposte ogni anno, per una media di 26 appuntamenti al giorno. A fronte di numeri così alti, soprattutto rispetto al bacino d’utenza, si riesce a garantire un coordinamento della proposta e degli Enti promotori?

Noi speriamo sempre che l’Osservatorio Culturale contribuisca a coordinare gli eventi che vengono organizzati. Per questo motivo da un paio di anni pubblichiamo sul nostro sito un calendario dettagliato per mese e distretto, nell’intento di aiutare chiunque organizzi un evento a non sovrapporsi con altri. In alcuni casi, abbiamo operatori culturali con programmi ben definiti, per cui l’informazione ci perviene con largo anticipo, ma molto spesso le comunicazioni ci vengono inviate poco prima della data di inizio, quando non è più possibile segnalare all’operatore la sovrapposizione. Bisogna anche sottolineare che ogni settimana ci sono dei giorni di massima concentrazione, per cui è molto facile che alcuni di questi eventi si accavallino.

Quasi nove eventi su dieci hanno durata giornaliera, e i settori più rappresentati sono la musica, l’attività conferenziera e il teatro. Si è registrata, tuttavia, una flessione nell’offerta musicale, con quasi mille appuntamenti in meno, nel 2015, rispetto al 2012. Come si spiega il calo?

Dalle informazioni che ci pervengono dagli operatori culturali, le motivazioni che hanno portato a un calo dell’offerta sono molteplici: la chiusura di vari locali o strutture pubbliche che offrivano mensilmente dei programmi musicali, le difficoltà economiche causate da un calo di sponsoring e finanziamenti, non meno anche le questioni di ordine pubblico (rumori). Bisogna comunque sottolineare che i numeri restano molto elevati.

Dei più di 1.300 operatori culturali ticinesi, la netta maggioranza si concentra nei distretti urbani, con un massimo del 46% a Lugano e un minimo del 13% a Bellinzona: la capitale del Cantone vive un momento di scarsa vivacità dal punto di vista della proposta culturale?

Non direi: i dati confermano, in realtà, una situazione stabile nel tempo e una distribuzione degli operatori culturali che risulta proporzionata a quella della popolazione.

 

Ticino, terra di artisti

Andrea Plata, anche il Censimento cantonale dei Musei registra una concentrazione complessiva pari all’85% nelle aree cittadine; per quanto riguarda il settore pubblico, in particolare, si rileva un picco del 30,6% sia nel Luganese che nel Locarnese, ma - anche in questo caso - soltanto un 8,3% nel Bellinzonese…

A questo proposito, tengo a segnalare che in quest’ultimo distretto si registra però una forte presenza di Musei privati (16,7%), mentre nei primi due distretti le percentuali rimangono simili (attorno al 30%) anche nel privato. Considerando il complesso dei Musei studiati e ragionando in termini assoluti, possiamo notare una forte concentrazione dell’offerta museale all’interno dei quattro distretti urbani del Cantone, che non significa, tuttavia, all’interno del perimetro urbano del polo cittadino di riferimento. In realtà, i Musei sono ubicati in modo più o meno equo tra Sopra- e Sottoceneri e gli indici pro capite (rapporto tra offerta e popolazione residente) testimoniano una buona diffusione anche nei distretti cosiddetti periferici. E l’importante apporto fornito dai volontari in questo settore - emerso tramite l’inchiesta - indica il forte legame dell’istituzione museo con il proprio territorio di appartenenza, anche e soprattutto nelle zone vallerane.

L’offerta e il numero dei musei ticinesi appaiono senz’altro notevoli: nel 2014 se ne registravano 42 privati, 36 pubblici e 7 a titolarità mista. In particolare, il Ticino si è confermato, insieme a Zurigo, il Cantone con il maggior numero di Musei d’arte (quasi il doppio rispetto alla media svizzera). Quali sono le ragioni di questa particolare vocazione? Il legame con la tradizione artistica italiana gioca in tal senso un ruolo decisivo?

Il Ticino viene spesso definito “terra d’artisti”, e non per caso. Oltre ad avere dato i natali a molti artisti, che hanno potuto beneficiare della vicinanza culturale con Milano, ne ha pure ospitati e ispirati altrettanti. Le collezioni di molti Musei, specialmente di quelli cittadini, evidenziano questo dato di fatto. È proprio nel settore pubblico che si registra la più alta quota di Musei d’arte, in gran parte nati dopo il 1980.

È stata invece definita «irrilevante» la quota di Musei dedicati alla scienza e alla tecnica: anche questo è un dato in controtendenza rispetto al resto della Svizzera…
«Irrilevante» in termini numerici, in confronto alla media svizzera che si attesta attorno al 9%, ma non sicuramente in termini qualitativi.

Un altro dato piuttosto sorprendente è il fatto che, a fronte di un patrimonio complessivo stimato in 1,5 milioni di beni e opere, soltanto il 40% di essi sia esposto e fruibile da parte del pubblico; quali sono i motivi che pregiudicano un accesso più ampio?

Dal Censimento non è dato sapere con certezza se ciò sia riconducibile a una mancanza di spazi espositivi, a una scelta ponderata dell’operatore museale o ad altre motivazioni. Le indicazioni ricevute ci fanno propendere per l’una e per l’altra ipotesi, anche se crediamo vi sia un legame con la grandezza dei Musei, in termini non solo di superficie, ma anche di pubblico e di personale addetto. La maggior parte dei musei censiti è infatti di piccole-medie dimensioni, ma gestisce circa i 2/3 dell’intero patrimonio.

Ciò che più conta, è però che gran parte del patrimonio custodito dai musei ticinesi non è risultato essere sconosciuto o “sommerso”, seppur non esposto nella sua totalità. I dati concernenti le attività di inventariazione, catalogazione e addirittura di digitalizzazione dei beni sono assolutamente rassicuranti nel confronto internazionale, e testimoniano il grande lavoro di tutela e di documentazione – ma anche di ricerca e studio sulle proprie collezioni – svolto dagli operatori museali in questi anni. Si consideri che stiamo pur sempre parlando oltre che di realtà di piccole dimensioni, anche di istituzioni relativamente giovani che, nonostante una scarsità di risorse umane e finanziarie ampiamente generalizzata, riescono comunque a proporre e svolgere un’ampia gamma di servizi e di funzioni tipiche museali...

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