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Una figura di donna moderna e impegnata

03.12.2017 - aggiornato: 04.12.2017 - 08:00

Carolina Maraini-Sommaruga (Lugano 1869-Savosa 1959) è protagonista alla Pinacoteca Züst di Rancate. Conosciamola meglio. 

di Dalmazio Ambrosioni

 

Di sala in sala alla Pinacoteca Züst di Rancate-Mendrisio, la mostra "Divina creatura. La donna e la moda nelle arti del secondo Ottocento" scorre lungo un percorso di bellezza e di fascino come indica il titolo. Tra dipinti e sculture, ritratti e scene di genere, tra eleganti abiti e ventagli d’autore ci si trova piacevolmente confrontati con il graduale mutamento di ruolo da parte della donna; la si vede staccarsi da un’immagine stereotipata, appunto ottocentesca, per assumere nuove consapevolezze.

Ed infatti, all’interno del percorso espositivo, prendono graduale consistenza alcuni riferimenti sociali e storici, oltre agli aspetti legati al gusto, alla moda e soprattutto all’arte, visto che la mostra è implicitamente un ben documentato itinerario nell’arte dagli anni Sessanta dell’800 ai primi del ‘900. Cosicché già dalle prime sale la si coglie da più angolazioni, un po’ narrazione e un po’ approfondimento, insomma come un autentico romanzo storico.

E come tutti i romanzi anche qui c’è una protagonista, una grande donna come Carolina Maraini-Sommaruga (Lugano 1869-Savosa 1959) nella quale si riuniscono gli elementi di bellezza, gusto, moda, socialità e storia all’interno di un raccordo geografico che unisce Italia e Canton Ticino. A lei sono dedicate due sale oltre naturalmente all’immagine-guida della mostra: il bel ritratto che le ha fatto Vittorio Corcos nel 1901.

 

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Carolina Maraini-Sommaruga è nel pieno della bellezza (ha 32 anni), fasciata da un raffinato abito rosa con decorazioni nere, guanti di raso, cinque giri di perle al collo, orecchini d’oro e turchese, un’espressione dolcemente fiera, consapevolezza di sé e appunto dolcezza. Corcos era in quegli anni il pittore dell’aristocrazia e Carolina, una delle donne più in vista del tempo, al centro di un salotto al quale intervenivano anche regine e principesse, appare perfettamente calata tanto nella sua bellezza quanto nel ruolo. L’ampio versante della mostra a lei dedicato con immagini, abiti e documenti, presenta una donna intelligente ed orgogliosa, determinata e consapevole.

Lo riassume molto bene il ritratto in bronzo che le fa Marino Marini nel 1944, nei suoi anni ticinesi: Carolina ha 75 anni e può guardare ad una vita spesa con intelligenza e tenacia, certo tra salotti e feste ma ancor di più in un’ininterrotta serie di attività sociali e benefiche che ne fanno una donna assolutamente moderna, tutt’altro che rinchiusa in un ruolo ufficiale e mondano, nello scintillio della vita di società. 

Ha una vita privata nella quale le curiosità intellettuali si coniugano con un versante impegnato e con attività filantropiche, che dapprima condivide con il marito Emilio Maraini (Lugano 1853-Roma 1916), figura assolutamente di spicco, uno dei maggiori industriali del tempo, con donazioni all’ospedale Civico e ad una serie di istituzioni sociali e  filantropiche luganesi, e poi porta avanti in prima persona per tutta la vita.

 

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Ad esempio con il celebre laboratorio di ricamo aperto nel 1903 a Rieti (dove i coniugi avevano un villa oltre che uno dei tanti stabilimenti di lavorazione della canna da zucchero) così salvaguardando e valorizzando un’arte che rischiava di perdersi, come con il punto ombra, riscoperto proprio da Carolina. O l’asilo infantile donato alla città nella quale, come già a Roma, attorno a lei si riunivano personalità importanti, dallo scrittore e pittore Ardengo Soffici a Piero Bargellini, finissimo intellettuale ricordato anche quale sindaco di Firenze durante l’alluvione del 1966. Come dire: dall’aristocrazia romana a cavallo del secolo alle avanguardie intellettuali della metà del Novecento. 

In questo contesto punteggiato di attenzioni culturali, operative e sociali, la nobildonna (ad un certo punto aveva avuto il titolo di contessa) ha mantenuto una costante attenzione verso la sua terra d’origine, il Ticino. Verso tante istituzioni e verso il suo “eremo-rifugio” di San Maurizio a Rovello di Savosa, dove è sepolta insieme al marito nella cappella fatta edificare dall’arch. Mario Chiattone; il quale già aveva ampliato la casa di villeggiatura di Scampo, sui monti di Roveredo Capriasca, e qui costruito la cappelletta che Carolina volle dedicare a Maria Bambina e a Carlo Borromeo, suo patrono. 

L’impressione complessiva è di una donna, una protagonista assolutamente consapevole dei suoi ruoli, che ha collegato con tatto e intelligenza un tempo lungo, due epoche diversissime e per molti versi antitetiche come il finire dell’800 e il secondo dopoguerra. E che ha anche saputo ben interpretare l’unione di due casati, i Maraini ed i Sommaruga. È proprio in questo incontro, in questo connubio che si manifesta appieno la sua personalità, ben documentata in mostra ed ancor più nel saggio che Mariangela Agliati Ruggia, direttrice della Züst, le dedica nell’utilissimo, anzi indispensabile catalogo.

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