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Credit Suisse taglia i ponti con Maduro

11.08.2017 - aggiornato: 11.08.2017 - 14:22

La seconda banca più grande del Paese non farà più affari con il governo del dittatore venezuelano. La decisione segue le sanzioni inflitte dagli Stati Uniti. 

© fotogonnella

Credit Suisse ha vietato ai suoi trader di effettuare transazioni relative al debito del Venezuela e con prodotti finanziari emessi da Caracas. La banca esaminerà più in generale le relazioni con questo Paese per assicurarsi che non vi siano rischi per la sua reputazione.

In un promemoria interno, la seconda banca elvetica chiede ai suoi dipendenti di non trattare due obbligazioni: una emessa nel 2014 dalla società petrolifera pubblica PDVSA e un'altra proveniente direttamente dal governo, ha precisato ieri all'afp un portavoce dell'istituto.

Credit Suisse chiede ai suoi collaboratori di non avere niente a che fare con tutti i prodotti finanziari emessi dopo il primo giugno 2017 dal governo di Nicolas Maduro.
L'istituto esaminerà anche più da vicino tutte le relazioni con il governo venezuelano e le entità a lui collegate per assicurarsi che non vi siano rischi per quanto riguarda la sua reputazione. Lo stesso vale per persone e imprese private: prima di qualsiasi transazione con la banca dovranno ricevere luce verde dal dipartimento rischi di Credit Suisse.

Queste decisioni avvengono all'indomani delle nuove sanzioni finanziarie inflitte dagli Stati Uniti al Venezuela. Sono stati presi di mira vari responsabili, tra i cui il fratello del defunto presidente Hugo Chavez, implicato nella recente istituzione dell'Assemblea costituente, respinta da gran parte della comunità internazionale.
Domenica, Credit Suisse e UBS hanno precisato all'ats di rispettare le sanzioni americane.

Credit Suisse vuole evitare di ritrovarsi nella stessa situazione di Goldman Sachs, criticata alla fine di maggio per aver acquistato obbligazioni emesse da PDVSA per 2,8 miliardi di dollari. La banca svizzera era già stata sanzionata in passato dalle autorità di Washington per aver fatto affari con dirigenti e regimi che si trovano nella lista nera statunitense.

(Ats)

 

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