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Ottimismo per il futuro, ma il segreto bancario...

09.01.2014 - aggiornato: 10.01.2014 - 11:00

Sondaggio tra le banche: Istituti preoccupati per l'accordo con gli USA.

(foto KEYSTONE/Martin Ruetschi)  

Tre banche svizzere su quattro sono dell'avviso che lo scambio automatico di informazioni si imporrà quale standard internazionale, la metà ritiene perfino che esso sarà già presto realtà. È quanto emerge dall'ultimo barometro delle banche curato dalla società di consulenza e di revisione Ernst & Young.

"Tenendo conto del passato recente questo risultato così chiaro stupisce e rappresenta un punto di svolta storico. Evidentemente le banche hanno dovuto riconoscere che le alternative proposte finora non sono state comprese o accettate dai paesi partner", afferma Patrick Schwaller, managing partner FSO Assurance presso Ernst & Young Svizzera, in una nota odierna.

Gli sviluppi attuali inerenti al segreto bancario e alla trasparenza fiscale vengono valutati sempre più negativamente dai 120 istituti (fra loro non figurano le due grandi banche) interrogati in dicembre. Il 57% (51% un anno prima) si attende conseguenze negative o piuttosto negative per la piazza finanziaria elvetica. Il 73% considera inoltre chiaramente sfavorevole la prevista soluzione con gli Stati Uniti. Secondo Schwaller ciò non è dovuto primariamente alle possibili multe ma ai maggiori oneri nella preparazione e consegna dei dati richiesti.

Quanto alla nuova regolamentazione dei mercati dell'Unione europea MiFID II, il 79% delle banche teme un accesso nettamente più difficile al mercato comunitario. Per questo motivo non sorprende che il 73% considera sensata l'introduzione della Legge sui servizi finanziari (LSF) quale regolamentazione equivalente svizzera, anche se alcuni degli adeguamenti proposti - soprattutto il registro dei consulenti, l'inversione dell'onere della prova e le disposizioni sull'ombudsman - sono ritenuti poco utili.

Complessivamente l'andamento attuale degli affari è giudicato positivo dal 23% (20% un anno fa) e piuttosto positivo dal 48% (58%) degli istituti interpellati. Il 29% (22%) constata tuttavia un calo dell'utile operativo. Le banche guardano inoltre con fiducia al futuro: il 75% (70%) si attende nei prossimi mesi uno sviluppo positivo o tendenzialmente positivo dei risultati operativi. Al contempo, però, il numero delle banche che prevedono una riduzione del personale nei prossimi dodici mesi è quasi raddoppiato raggiungendo il 20%.

"Le banche si sono abituate alle condizioni di mercato sempre più sfavorevoli con bassi tassi d'interesse, volumi delle transazioni in calo e pressioni regolatorie e si sentono costrette ad adeguare costantemente i processi e modelli d'affari", spiega Schwaller.

Il Private Banking resta sotto pressione: il 55% degli istituti intravvede in questo segmento enormi sfide e la maggiore concorrenza. La competizione e l'accordo fiscale con gli Stati Uniti dovrebbero accelerare il consolidamento: il 76% prospetta una riduzione del numero delle banche, soprattutto nella gestione patrimoniale.

Una crescente maggioranza (59% contro 53% un anno prima) si attende poi per quest'anno una stretta nella concessione di crediti e il 64% (77%) ritiene che il mercato immobiliare stia formando una bolla. La maggioranza è anche dell'avviso che la necessità di effettuare rettifiche di valore e ammortamenti per rischi legati alle attività di credito sia stabile, mentre il 41% (42%) si attende un aumento. Inoltre l'82% considera sensato il cuscinetto anticiclico di capitale per i crediti ipotecari, anche se solo la metà crede che questo strumento possa frenare la crescita dei crediti garantiti da pegno immobiliare.

Infine, per quanto riguarda le retrocessioni, la sentenza del Tribunale federale, che aveva spaventato il settore a fine 2012, non ha finora avuto grandi effetti sulla gestione patrimoniale: solo il 19% degli istituti interrogati si è visto confrontato nel 2013 con un "numero importante" e l'8% con un "numero in parte significativo" di richieste di clienti inerenti alle commissioni che i fornitori di prodotti finanziari versano alle banche quando queste promuovono le loro attività. Mon Repos aveva stabilito che le banche, al pari dei gestori patrimoniali indipendenti, non possono trattenere per sé tali provvigioni: le retrocessioni spettano al cliente.

 

(ATS)

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