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Aeroporto, con Merlo si volerà?

09.11.2017 - aggiornato: 09.11.2017 - 12:47

L'analisi di Gabriele Botti all'indomani della nomina: "Di scuse non ce ne sono più: i prossimi mesi diranno se lo scalo ha un concreto presente, più che un fantomatico futuro". 

di Gabriele Botti

 

Visto che spesso il problema sta nel manico, la nomina di Maurizio Merlo alla testa di Lugano Airport avrà accontentato (e silenziato) la folta schiera di chi criticava Alessandro Sozzi, l’ex direttore, perché lo riteneva inadatto. Inadatto non tanto dal punto di vista “tecnico”, bensì in quanto non “local”, italiano. Un uomo poco avvezzo agli usi e ai consumi ticinesi, insomma, e che – va detto – ben poco ha fatto per calarsi nel contesto in cui si è ritrovato. Si possono imputare delle colpe manageriali a Sozzi? Verrebbe da rispondere sì, se consideriamo l’attuale fragilità di questo aeroporto. Però, a ben guardare, i problemi di oggi c’erano già prima del suo arrivo e di grossi errori non ne ha fatti, salvo la fallimentare operazione Minoan, sposata comunque dal Consiglio di amministrazione e dal Municipio, e l’aver volato troppo alto quando si è trattato di pianificare il futuro dello scalo. E non dimentichiamo che Sozzi non è stato licenziato per comprovata incapacità: si è dimesso. Probabilmente pretestuose, ancorché rafforzate da un direttore che non ha neppure tentato di farsi apprezzare come persona (e l’audit interno è in questo senso illuminante), queste critiche sono quindi destinate a dissolversi? Vedremo. Fatto sta che adesso né il CdA né il Municipio potranno più essere incolpati di “lesa ticinesità” e che d’ora in avanti – finalmente! – chi avrà qualcosa da dire non potrà più nascondersi dietro la foglia di fico del “direttore geograficamente sbagliato”. La critica vorrà d’ora in poi sostanza. Fatta questa premessa, cosa dire della nomina di Maurizio Merlo? Il prescelto, oltre che essere ticinese, è un uomo di campo e la materia la conosce bene. Ha un’esperienza tale da porlo al riparo dalle polemichine banalotte. Il suo curriculum parla chiaro e pare inattaccabile: pilota Avilu e di linea, comandante in seno a Crossair, stratega degli abbrivi di Darwin Airline, manager, direttore operativo prima e generale, poi, sempre della compagna ticinese... Insomma, un uomo che sa di cosa parla, un interlocutore credibile e accreditato, un uomo che da questo punto di vista infonde sicurezza. Il che rappresenta già di per sé un significativo punto di partenza per un aeroporto che sta faticosamente mutando pelle. O almeno ci sta provando. Cambiato il manico, CdA e Municipio non hanno però di certo risolto i suoi tanti problemi. Essi c’erano prima, ci sono ora e sono noti: un bacino ristretto, numeri da 15 anni costantemente in calo (salvo qualche colpo di coda estemporaneo), compagnie aeree che lo mollano senza tanti complimenti e altre che forse arrivano (ma solo forse), strutture da rinnovare, un Piano di rilancio che da megalomane è passato a sopportabile e che dovrà superare il giudizio di un Consiglio comunale diviso tra chi appoggia Lugano Airport (con vari distinguo) e chi lo boccia tout court. Questo aeroporto ha un ben strano destino: di lui si parla solo in chiave futura, evocandone la fine o un precario domani. Ma il presente, intanto, si fa pressante. C’è un messaggio municipale che vale 20 milioni da votare (e che il sindaco Marco Borradori ha detto che difenderà a spada tratta), c’è un consenso da ricostruire e ci sono anche oggettive riflessioni da fare: ad esempio sulla necessità o meno di privatizzarlo, sgravando se del caso la Città dall’impegno finanziario e togliendo alla politica l’arma della polemica che spesso frena e quasi mai aiuta. Maurizio Merlo porta senz’altro una ventata di aria nuova in un contesto che s’era fatto stantìo, in cui nulla – nel giudizio dei più - andava bene ormai quasi per definizione. Una spirale negativa in cui l’aeroporto si trova da anni e che stava intristendo anche il più incallito degli ottimisti. Il Municipio – lo si è visto ieri - pare uscito ringalluzzito dal cambiamento al vertice di Lugano Airport, il CdA idem. Di scuse non ce ne sono più: i prossimi mesi diranno se questo aeroporto ha un concreto presente, più che un fantomatico futuro. 

 

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