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Argo 1: gli errori, l’inchiesta e la verità

04.10.2017 - aggiornato: 04.10.2017 - 16:21

L'editoriale di GianMaria Pusterla sui pericoli nell'istituire una Commissione parlamentare d'inchiesta: "Potrebbe esserci una strumentalizzazione politico-partitica".

© Immagine d'archivio

di GianMaria Pusterla

 

Eccola dunque all’orizzonte la commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Argo1. A sette mesi dalla nascita di questo caso, prosegue il caravanserraglio.

Diciamolo subito a scanso di equivoci o falsi giudizi: siamo per una verifica completa, trasparente, efficace su quanto è stato fatto, sulle cause, su cosa non ha funzionato, su eventuali mancanze dell’apparato amministrativo e politico dello Stato. Ci chiediamo però se la commissione parlamentare d’inchiesta sia il mezzo migliore per giungere a questi obiettivi. Ci chiediamo soprattutto se servono mesi di impegno da parte di nostri politici per appurare fatti e circostanze che sono già sotto la lente della magistratura da un lato e che potrebbero essere ben sviscerati da un’ampia inchiesta amministrativa, con la partecipazione di esperti esterni di provata esperienza e fiducia. 

La genesi del caso Argo1 si rifà a un mandato per la gestione in Ticino dei richiedenti l’asilo che doveva essere approvato dal Governo e che invece ha avuto solo l’avallo del Dipartimento sanità e socialità. Beltraminelli, titolare del dossier, ha ammesso davanti al Parlamento nel mese di marzo - ma questo sembra venir dimenticato da esponenti di più partiti - la sua responsabilità politica di questo mancato passaggio. Per leggerezza? Perché così indotto dai suoi funzionari? Sia quel che sia, tutto quanto ruota attorno a questo preciso momento o gli ha fatto seguito, su un versante viene sviscerato dall’inchiesta penale per i risvolti sull’agenzia di sicurezza scelta dal DSS, dall’altro potrebbe essere proprio tema d’indagine di una commissione amministrativa.

Pure la commissione parlamentare avrebbe competenza e, si presume, capacità di ricercare le risposte ai quesiti sorti, ma potrebbe generare anche effetti collaterali gravi, come la strumentalizzazione politico-partitica del caso (e le avvisaglie non sono certo mancate in tutti questi mesi), senza dimenticare le difficoltà di avviare una tale inchiesta e di darle un seguito.

Si corre un doppio pericolo: far credere che l’istituzione di una commissione parlamentare sia di per se stessa la soluzione del problema, e tenere questo Cantone sotto scacco durante tutto il corso dei lavori, che potrebbero anche protrarsi per diverso tempo. Vediamo già - e non tanto in lontananza - la forca su cui si vorrebbe far penzolare il politico di turno (e il suo partito) a discapito invece della ricerca della verità, che dovrebbe essere il vero e unico fine di tutta l’operazione, e che in questo caso servirebbe per far crescere le capacità organizzative dell’amministrazione, confrontata - e come non potrebbe esserlo - con errori umani.

 

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