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Bambini ed esperienza del reale

02.03.2018 - aggiornato: 02.03.2018 - 16:55

Alessandra Zumthor sottolinea l'importanza delle esperienze sensoriali e reali per crescere, in un mondo dove sembrano prevalere i media digitali. Ma uno studio rassicura.

© Ti-Press / Gabriele Putzu

di Alessandra Zumthor

 

I contenuti dell’ultimo studio “MIKE” su bambini e media sono spiazzanti, talmente dovrebbero sembrare ovvii: secondo l’Università di scienze applicate di Zurigo, nonostante l’uso e la presenza sempre maggiore dei media digitali, “i bambini e i ragazzi tra i 6 e i 13 anni preferiscono giocare, fare sport e incontrarsi con gli amici nel mondo reale”.

Bella novità, verrebbe da dire, senonché proprio il fatto che sia uno studio ufficiale a ricordarcela dimostra quanto i nuovi media e la loro forza (diremmo) quasi ammaliatrice abbiano conquistato il centro dell’attenzione. Alzi la mano chi non ritiene che, fra un cellulare e una partita di pallone, molti bambini e ragazzi propendano fortemente per il primo. A guardarsi in giro per le strade, sui bus, nei centri commerciali, è tutto un essere connessi col mondo, ma assenti dal momento reale che si sta vivendo.

Ebbene, (per fortuna) lo studio, che ha analizzato un campione rappresentativo di bambini in Svizzera, dice che non è così. Se possono scegliere, un bimbo o un ragazzo propendono ancora per il mondo reale. Riconducendoci alle basi stesse del funzionamento dell’essere umano che, in particolare nei primi anni di vita, ha un bisogno enorme di esperienze sensoriali e reali per crescere. Sono celebri gli studi sul funzionamento della memoria: questa si svilupperebbe al meglio solo se sollecitata da stimoli (anche sensoriali) esterni. Così, se un bambino impara una nuova parola da un dizionario, aprendolo, sfogliandolo, sentendo il fruscio e persino l’odore delle pagine, accumulerà una tal quantità di esperienze che ricorderà molto meglio quella parola rispetto a un bambino che la leggesse solo su tablet: come un 3D a confronto con un oggetto piatto e bidimensionale.

Se le cose stanno così, è dunque compito di chi segue la crescita dei bambini, genitori in primis, vigilare attentamente perché i media digitali entrino solo gradualmente nelle loro vite, coi tempi giusti, l’età giusta e con una fruizione il più possibile controllata. Non è questione di mode o adeguamento/rifiuto del progresso: per l’essere umano, per il suo cervello, l’esperienza reale rimane fondamentale e sottovalutarla sarebbe sbagliato. Ora ce lo ricorda anche un esteso studio patrocinato dalla Confederazione.

 

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