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Che bello tornare “sfavoriti”

26.06.2014 - aggiornato: 28.09.2015 - 13:00

L'editoriale di Paolo Galli.

di Paolo Galli

La Svizzera ieri ha reso normale un passaggio del turno che, dopo la disgraziata sconfitta contro la Francia, era diventato tutto fuorché scontato. Un po’ di sofferenza ci sta – che diamine, siamo pur sempre a un Mondiale –, ma questo ottavo di finale era davvero l’obiettivo minimo per una squadra presentatasi in Brasile con l’etichetta di testa di serie. Dopo la vittoria – risicata ma non rubata – contro l’Ecuador e il già citato KO contro gli spacconi transalpini, i rossocrociati hanno saputo rialzare la testa, ricompattandosi ed evitando i pericoli insiti nel gioco di distruzione e ripartenze dell’Honduras, squadra che a tratti aveva dato fastidio sia alla Francia che all’Ecuador.

I sudamericani, frenati ieri dagli insaziabili “galletti” – ma dove possono arrivare? –, pagano così a carissimo prezzo il gol subìto oltre il 90’ proprio contro la Svizzera. Benedetto gol di Seferovic, spartiacque tra chi può e chi non può. Con rinnovata baldanza, la squadra di Hitzfeld può ora guardare avanti. E lì davanti c’è un’Argentina – da affrontare martedì a San Paolo – che ha vinto tutte e tre le sue partite, mettendo in riga con il minimo sforzo Bosnia, Iran e Nigeria. Qualche giorno fa avremmo risposto: «Ma la Svizzera è più forte di Bosnia, Iran e Nigeria...». Oggi no, neppure riusciamo a pensarlo. E chi lo pensa, o si illude o sta gufando.

L’Argentina è comunque un’altra cosa. L’Argentina è un’altra cosa persino rispetto alla Francia, nobile ritrovata. Nell’Argentina c’è Messi. Messi e altri dieci. Messi che ha già segnato quattro gol, almeno uno in ogni partita giocata. Messi che vuole lasciare un segno e tornare a vincere il Pallone d’Oro. La Svizzera, senza potenziali “palloni d’oro”, ma con ritrovato vigore, potrà però giocarsela, finalmente, oseremmo dire, a cuor leggero. Finalmente sarà sfavorita, senza “se” e senza “ma”. Il che ci ricorda che siamo piccoli, che forse non avremo mai una mentalità dominante, ma che nel calcio – finalmente possiamo dirlo a nostro favore – tutto è possibile.

 

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