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Per chi costruisce la nuova Siria

17.09.2015 - aggiornato: 28.09.2015 - 14:06

«Aiutateci a restare qui» è stato il grido di vescovi e patriarchi. Il GdP da oggi vi propone di andare al fondo dell’accoglienza di cui tutti stiamo parlando in questi giorni.

Per non condannarli a fuggire dalla loro terra. (AP Photo/Raad Adayleh)

di Claudio Mésoniat

Accogliere l’altro provato dal bisogno. Aiutarlo a sostenere una prova terribile, generata da una situazione di guerra. Condividere un po’ di quel che abbiamo con lui. Soldi, magari in futuro un pezzo di casa. Siamo ancora figli di una cultura che ci dice che tutto questo è buono, e può addirittura essere più fecondo per noi che per «loro», i profughi. Considerarli come una risorsa, che può far fiorire la nostra umanità. Questa è la scommessa.

Ebbene, il GdP da oggi vi propone di andare al fondo dell’accoglienza di cui tutti stiamo parlando in questi giorni. Accogliere il bisogno, condividere il dramma, donare qualcosa di nostro a un siriano, sì, ma tra i tanti (pur sempre la maggioranza) che sono rimasti laggiù. In tanti casi forse solo perché non ce la fanno a fuggire. In altri perché decisi a non lasciare spazzar via le loro case, la loro cultura millenaria dalla bufera di una guerra voluta da cinici dittatori e fanatici religiosi e alla fin fine permessa dalle potenze di mezzo mondo (Europa, USA e ONU compresi). A prendere la parola nel modo più chiaro e coraggioso per questi fratelli siriani (e iracheni) sono i loro pastori.

«Aiutateci a restare qui» è stato il grido di vescovi e patriarchi in questi giorni. Non ci dicono di non aiutare chi è fuggito – ci mancherebbe - ci dicono «non vogliamo diventare profughi anche noi, secondo il disegno di chi vuole impossessarsi delle nostre terre».

La presenza dei cristiani è quella di una minoranza, certo, ma tanto decisiva per la sopravvivenza di questi Paesi da causare contro di loro persecuzioni durissime da parte di chi vuole avere mano libera per i propri disegni di potere. Molti di loro, grazie alla fede (che spesso rifiorisce in queste prove), sono capaci di costruire già da subito (piccoli) luoghi di convivenza accoglienti per tutti. Tutti, musulmani per primi. Tra questi cristiani vi è la splendida figura di padre Ibrahim, al sostegno delle cui opere vi invitiamo a partecipare con noi. Sono luoghi, queste opere, che in mezzo all’odio e alle bombe, prefigurano già oggi la Siria pacificata e bella di domani.

 

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