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Alla SSR fra canone e impresa

20.05.2017 - aggiornato: 20.05.2017 - 16:20

Luigi Pedrazzini ricorda Claudio Generali, fra le altre cose già presidente della Cooperativa per la Radio Televisione della Svizzera italiana. 

© foto Maffi

di Luigi Pedrazzini

Con Claudio Generali scompare uno dei protagonisti migliori e più importanti della vita economica e politica ticinese degli ultimi 30 anni. L’ho visto operare specialmente come consigliere di Stato (allora ero in Gran Consiglio) come presidente del Consiglio di Amministrazione della Banca del Gottardo e come presidente della Cooperativa per la Radio Televisione della Svizzera italiana (CORSI). Aveva grande autorevolezza, grande credibilità.

Come capo del Dipartimento delle Finanze e delle Costruzioni riuscì nel compito, già allora difficile, di rimettere in sesto le finanze cantonali. Penso che la sua azione fu coronata da successo soprattutto perché la sua competenza e il suo modo di proporsi ispiravano fiducia, convincevano e motivavano sia i colleghi di Governo che il Gran Consiglio e i partiti. Il suo approccio era politico, non ideologico e cercava il confronto nel rispetto delle idee altrui. 

Dell’esperienza di presidente del Consiglio di Amministrazione della Banca del Gottardo, purtroppo caratterizzata da un brutto episodio, ricordo la sua capacità di promuovere l’identità ticinese dell’Istituto e la sua autonomia. Questo gli fu possibile non soltanto per la sua autorevolezza, ma anche per la grande competenza (non dimentichiamo che Claudio Generali arrivò alla politica dalla posizione di condirettore della Banca dello Stato). Era, ai miei occhi, un banchiere esemplare perché capace gestire la banca, ma nel contempo di seguire con occhio critico l’evoluzione del sistema bancario e finanziario.

Quale suo successore alla presidenza della CORSI, non posso non ricordare infine anche il suo proficuo impegno alla presidenza della Cooperativa e nel Consiglio di Amministrazione della SSR. Claudio Generali non era visto soltanto, e forse nemmeno soprattutto, come rappresentante della Svizzera italiana, ma come membro forte del Consiglio di Amministrazione, di cui fu anche vice presidente. I colleghi che hanno condiviso con lui l’impegno nel Consiglio di Amministrazione mi hanno spesso ricordato in questi anni la sua azione volta a dare alla SSR un giusto carattere imprenditoriale, alfine di meglio salvaguardarne l’autonomia e la sua missione nella comunicazione.

Convinceva attraverso il dialogo, ma sapeva ben indicare punti fermi e invalicabili: così, a esempio, la sua difesa determinatissima della “chiave di riparto” che assicura alla RSI importanti 
risorse finanziarie.

Ho detto brevemente del politico, dell’uomo di economia, dell’imprenditore attivo nella SSR, ma personalmente  resterà in me più di tutto il ricordo dell’uomo che fu Claudio Generali, dell’uomo che aveva rispetto per le opinioni altrui, dell’uomo che cercava la discussione, mai la rissa, dell’uomo capace di commoventi emozioni e dell’uomo dotato di un sano, contagioso senso dell’umorismo (non casuale in una persona fortemente attratta dalla cultura anglosassone).  Anche nelle situazioni problematiche sapeva trovare la lettura saggiamente ironica, che non banalizza ma dà alle cose il giusto peso che meritano.

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