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Cannes, Palma alla Svezia senza clamore

29.05.2017 - aggiornato: 29.05.2017 - 19:50

Edizione sottotono quella del 70esimo, con il Festival concentrato a celebrare l'ccorrenza con una parata di star. 

Il regista svedese Ruben Ostlund ha vinto la palma d'oro con il film The square.

© EPA

L'attrice Diane Kruger posa con il premio per la Miglior interpretazione femminile nel film In The Fade Best e il regista Fatih Akin.

© Arthur Mola/Invision/AP

di Daniela Persico

Non è stato un anno facile per Cannes. Tutta la concentrazione è andata sulla celebrazione del 70esimo, impeccabile nel riunire così tanti autori e star; 
ne ha sofferto la selezione del concorso principale, che non è mai stato così debole. Ne è un segno anche questa Palma d’oro, data non certo a un film di spicco, “The Square” di Ruben Ostlund, che ha lasciato interdetta la critica e indifferente il pubblico. Evidentemente questa satira sul mondo culturale contemporaneo, che a tratti potrebbe essere accostata a “Birdman”, ha attirato l’attenzione della giuria di tutte star presieduta dal regista Pedro Almodóvar e composta dalla regista Maren Ade, l’attrice Jessica Chastain, l’attrice e produttrice Fan Bingbing, la regista Agnès Jaoui, il regista Park Chan-wook, l’attore Will Smith, il regista Paolo Sorrentino e il compositore Gabriel Yared. Il più deluso della cerimonia è evidentemente il russo Andrey Zvyagintsev, che mostra un leggero disappunto nel ritirare il premio della Giuria per il notevole “Loveness”, amato all’unisono dalla critica. Sembra invece più contento lo sceneggiatore (e qui regista) Robin Campillo che riceve il Gran Premio della giuria per “120 battements par minute”, film sull’Aids negli anni Novanta di grande impatto visivo.

Hollywood resta comunque lontana: in un’edizione senza grandi titoli delle major. Persino Sofia Coppola, vincitrice del Premio della regia per “The Beguiled”, non ritorna a Cannes per ritirarlo. Come accade anche per Nicole Kidman, a cui è attribuito un premio speciale della 70esima edizione, presente in ben tre film e una serie televisiva, una maniera per segnare un ritorno di una grande star - che dopo una serie di sfortunati interventi chirurgici era sparita dallo schermo - ma che negli scorsi giorni ha letteralmente illuminato il festival di Cannes.

Premiati per la sceneggiatura “You Were Never Really Here” di Lynne Ramsay e “The Killing of a Sacred Deer” di Yorgos Lanthimos. Mentre Diane Kruger vince come migliore attrice per “Aus Dem Nichts” di Fatih Akin, in cui interpreta la moglie di un presunto terrorista, mentre Joachim Phoenix, che sale in scarpe da tennis, vince per “You Were Never Really Here” di Lynne Ramsay, anche se i due film hanno molto diviso il pubblico e la critica, le loro interpretazioni sono molto forti. 
In “Un Certain Regard” nonostante ci si attendesse (almeno nella sezione parallela) il trionfo della Russia con l’eccellente “Closeness” di Kantemir Balagov, si è preferita la Francia con una giovane regista donna, Léonor Serraille che ha realizzato “Jeune Femme” con la strepitosa attrice Laetitia Dosch. L’italiana Jasmine Trinca riceve il premio come migliore attrice grazie a “Fortunata” di Sergio Castellitto. Tra i vincitori delle altre sezioni, si segnala “Makala”, struggente ritratto di un ragazzo congolese realizzato dal giovane autore francese Emmanuel Gras, che vince la Semaine de la Critique, sezione dedicata alle opere prime e seconde. Alla Quinzaine è stata premiata una coppia di veterani: Philippe Garrel con “L’amant d’un jour” e Claire Denis con “Un beau soleil intérieur”. Si segnala anche “A Ciambra” di Jonas Campignano, regista italiano che ha lavorato sulla complessa integrazione dei migranti in Italia grazie anche al sostegno d’eccezione di Martin Scorsese.
 

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