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Con gli occhi rivolti verso il cielo

01.11.2016 - aggiornato: 01.11.2016 - 23:22

In occasione di Ognissanti e della commemorazione dei defunti, una riflessione sul rapporto del cristiano con la santità, fonte d'ispirazione, e con la morte, che davvero non fa paura.

Fra Angelico , "Tutti  i Santi ed i Martiri".

di Emanuele di Marco

Con tante domande nel cuore. Questo è l’atteggiamento comune che si vive in questi giorni. Complice la natura, forse, che ci mostra giornate più fresche e corte, colori malinconici, luci più tenui. Alle nostre latitudini il mese di novembre vede una buona sintonia tra ciò che il calendario ci porta a vivere e un paesaggio diverso rispetto al resto dell’anno. I due giorni che danno inizio al mese di novembre portano entrambi a guardare nel contempo al passato e al futuro: il primo novembre, festa dei Santi; il due novembre, la commemorazione dei fedeli defunti.

Due giorni così legati per vocazione: aiutano a guardare al passato di tante vite condivise e consumate ma proiettano anche nel futuro, con quello sguardo al “di più” rispetto a ciò che viviamo ogni giorno. Questo è il primo miracolo di questi giorni. È la trasformazione della malinconia e della nostalgia in speranza, è la trasformazione della morte in vita, è la luce che illumina il buio. Guardare ad una vita passata significa comprenderne il valore, nei suoi alti e nei suoi bassi. Ad aiutare in questa importante operazione di comprensione del passato e del presente, viene in soccorso uno dei testi più famosi, a buon titolo chiamato la “Magna Charta” del Vangelo: le beatitudini. Gesù è talmente convinto dell’importanza della speranza per la nostra vita da donarci parole che assicurano il cammino e lo dirigono verso l’eternità. Le beatitudini hanno senso solo se prese nella loro integrità: guardano alla condizione presente e la guidano alla pienezza futura. I Santi sono coloro che, da queste parole, hanno tratto le indicazioni per la propria vita. Senza rinnegare la propria condizione, il proprio carattere, la propria sensibilità, anzi. Hanno accolto il dono di questa parola come il “più” per la propria esistenza. La santità non diviene quindi solo uno sforzo personale... ma un atto di coraggio e di fiducia rispetto ad una chiamata grande sulla propria vita. E in questi giorni, mesi, anni, di coraggio ce n’è proprio bisogno. Tante sono le notizie che possono preoccupare. La festa di tutti i Santi è il richiamo ad un futuro rinnovato che viene donato, perché da solo, l’uomo non ce la può fare. La tristezza, il disincanto e la sfiducia di questi tempi hanno rassegnato l’umanità. La festa del primo novembre irradia il futuro permettendo a ciascuno di rimettersi in discussione e di gustare quel nuovo messaggio portato dalle beatitudini. Il Vangelo, la buona notizia, non è coercitiva o punitiva : è “buono” per definizione. E lo è per qualunque cuore, per qualsiasi situazione. È per questo motivo che il due novembre,  la commemorazione dei defunti, segue la festa dei Santi. Perché qualunque passato – anche la vita più confusa e compromessa – deve essere guardata con gli occhi di Dio.

Santi e defunti: i primi pregano per noi, i secondi li accompagniamo con la nostra preghiera. Questi giorni divengono un vero e proprio ponte tra il cielo e la terra. Sì, perché se da un lato ci fa paura la certezza di dover morire, dall’altro siamo rasserenati da una vocazione grande: il raggiungimento di quella pace che qui, su questa terra, riusciamo a vivere solo in modo incompleto. Il cardinale Carlo Maria Martini si chiedeva perché, se Cristo ha vinto la morte, questa è rimasta e ci fa ancora tanta paura. Ha trovato la risposta dicendosi che in fondo, è l’unico momento della nostra vita nella quale siamo spinti a fidarci pienamente. È questo il messaggio nuovo di questi giorni: la morte non è fine, ma passaggio; il momento così delicato nel quale solo il Padre celeste può prenderci per mano ed aiutarci a varcare questa Porta. È stato così per i Santi, è stato così per i nostri cari, sarà così per noi. Veramente la morte cristiana non fa paura. Veramente questi giorni ci aiutano. Veramente il cristiano vive la sua vita con gli occhi rivolti al cielo. 

 

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