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Don Del-Pietro, costruttore del Ticino moderno

30.08.2017 - aggiornato: 30.08.2017 - 16:39

Alberto Gandolla ricorda monsignor Luigi Del-Pietro, personaggio carismatico, apparentemente d'altri tempi, scomparso il 29 agosto di quarant'anni fa.

© Foto OCST

di Alberto Gandolla

Con l’accelerazione attuale del tempo, con la globalizzazione, stiamo vivendo non tanto un’epoca di cambiamento ma un cambiamento di epoca (Papa Francesco). Ha ancora senso ricordare un personaggio… apparentemente di altri tempi? Proprio l’incertezza di oggi su molte questioni può però ricevere degli stimoli positivi da alcune testimonianze forti del passato. Luigi Del-Pietro nasce nel 1906 a Calpiogna, diventa sacerdote nel 1928 e poi l’anno seguente segretario cantonale dell’OCST, sindacato sorto dieci anni prima.

Il giovane sacerdote leventinese appartiene a quella generazione - di cui fa parte anche don Alfredo Leber (dal 1927 direttore del GdP) - che il vescovo mons. Bacciarini utilizza per il suo progetto di rinnovo del mondo cattolico e del suo associazionismo. Del-Pietro inizia a svolgere la sua missione con grande impegno, dimostrando ben presto di avere un grande carisma, e affronta con decisione le difficili problematiche del tempo (crisi economica, sindacati socialisti molto ostili, padronato – anche cattolico – diffidente nei riguardi delle rivendicazioni operaie, ecc.). In pochi anni, grazie anche a una serie di suoi  giovani aiutanti, costruisce un “nuovo” sindacato con varie sedi regionali oltre alla Casa del Popolo di Lugano, una rete di istituzioni sociali (cassa malati, cassa disoccupazione, colonie estive, …), la rivista “Il Lavoro”, ecc.; da ricordare anche l’inizio dell’impegno di un drappello di sindacalisti in politica  nelle file del partito conservatore (poi PPD). Il metodo, volendo promuovere la condizione dei lavoratori, è subito quello del dialogo e della contrattazione in vista del raggiungimento dei contratti collettivi nelle varie professioni; ma quando occorre Del-Pietro organizza anche vari duri scioperi, proprio per raggiungere delle soddisfacenti condizioni di lavoro. È fedelissimo alla dottrina sociale della Chiesa e quindi negli anni Trenta e nei primi anni Quaranta aderisce al modello della corporazione democratica cristiana – senza però nella pratica mai abbandonare il sindacalismo classico – che lascia bruscamente alla fine della seconda guerra mondiale. Nel dopoguerra i tempi cambiano e anche il Ticino entra nella modernità grazie al boom economico, che non risolve però tutti i problemi cantonali.

Da terra di emigrazione diventiamo una terra di immigrazione. Del-Pietro ha il grande merito di capire questa grande novità e all’inizio degli anni Sessanta fa cambiare la posizione del sindacato (prima prudente verso i lavoratori esteri) e inizia una pratica di accoglienza e tutela nei riguardi dei molti lavoratori stagionali, annuali e poi sempre di più frontalieri, in collaborazione con le ACLI e poi la CISL; contribuisce pure alla costruzione dello Stato sociale. Del-Pietro è impegnato anche nella Chiesa ticinese e diventa un punto di riferimento per i vari vescovi. Il Concilio Vaticano secondo (1962-65) lo vede impegnato come consulente del vescovo mons. Angelo Jelmini: partecipa al rinnovamento ecclesiale del tempo, anche se la sua formazione risalente agli anni Venti e Trenta (un cattolicesimo aperto socialmente ma tradizionalista per altri aspetti) gli impedisce di cogliere tutte le nuove dimensioni conciliari. All’inizio degli anni Settanta inizia a diminuire un po’ il suo impegno “a tutto campo” per motivi di salute e intravvede la fine del boom economico e l’inizio di nuovi tempi. Muore improvvisamente sul suo tavolo d’ufficio il 29 agosto 1977. Del-Pietro, uomo di grande fede, sacerdote e sindacalista, è stato uno dei principali costruttori del Ticino contemporaneo.

 

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