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E l'Europa tirò un sospiro di sollievo

24.04.2017 - aggiornato: 24.04.2017 - 17:16

Per il momento la Francia ha evitato il salto nel buio e l'idea di una "Frexit" si fa meno probabile. Il commento sul primo turno delle presidenziali francesi.

Emmanuel Macron in testa con il 23,75% delle preferenze.

© EPA

Marine Le Pen ha ottenuto il 21,53% dei voti.

© EPA

di Luigi Geninazzi 

Nel panorama politico di tante stelle cadenti, da ieri sera c’è un nuovo astro in ascesa dietro cui s’intravede già una nuova Francia e -chissà- una nuova Europa. Il successo di Emmanuel Macron, il giovane “liberal-socialista” che alla testa di un movimento trasversale nato dal nulla un anno fa ha messo una seria ipoteca sull’Eliseo, dopo aver vinto il primo turno delle elezioni presidenziali, la dice lunga sul  bisogno di volti nuovi e proposte inedite in questi tempi di confusione e d’incertezza. Macron dovrà vedersela nel duello finale con Marine Le Pen, capofila dell’estrema destra, che giunge al ballottaggio ripetendo a distanza di quindici anni l’impresa del padre Jean-Marie, ma con un armamentario meno antiquato e più aggressivo.

Sarà la battaglia perfetta: da un lato la pasionaria del nazionalismo anti-europeo, ostile alla globalizzazione e nemica dell’immigrazione, dall’altro l’ex banchiere della Rotschild, sostenitore di un liberalismo positivo, filo-europeista e aperto al mondo. È lo scontro drammatico fra “sovranismo” e “globalismo”, che ha sostituito la tradizionale alternanza fra destra e sinistra. Per la prima volta i due schieramenti, gollista e socialista, che hanno incarnato il bipolarismo della Quinta Repubblica, si trovano esclusi dal ballottaggio. Per il partito socialista di Hollande (che presagendo la catastrofe non si è messo in lizza per un secondo mandato) è una “disfatta morale”, come ha ammesso il suo candidato Hamon. Per i conservatori che puntavano su un politico di lungo corso come Fillon, azzoppato dalla magistratura, è una delusione cocente. Entrambi comunque hanno promesso di sostenere Macron contro Marine Le Pen, che invece cercherà di sedurre una parte della destra gollista ma anche l’estrema sinistra di Mélenchon, il tribuno della “ribellione popolare” non molto dissimile dall’“insurrezione nazionale” lepenista. Poi, certo, bisognerà capire la reale portata del macronismo, un oggetto non ancora ben identificato. Ma per il momento la Francia ha evitato il salto nel buio e l’Europa tira un respiro di sollievo. 

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