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"Ha condiviso la nostra povertà"

05.09.2017 - aggiornato: 05.09.2017 - 20:03

Il commento di Marina Ricci a vent'anni dalla scomparsa della santa di Calcutta. Suora dei poveri, che si è immersa nei bassifondi della terra per essere luce di Cristo.

© Foto archivio

di Marina Ricci

 

Diceva Madre Teresa che c’è una Calcutta in India, poi tante Calcutte nel mondo e infine la Calcutta del nostro cuore, il luogo della verità su noi stessi, della nostra povertà, del nostro grido, del nostro bisogno di essere colmati, abbracciati, amati.

Venti anni fa, dopo la morte della suora albanese, un fascio di lettere al suo confessore ci ha rivelato la Calcutta del cuore di Madre Teresa e svelato una santità molto più grande di quella che era già evidente agli occhi di tutti. Fino a quel momento nessuno aveva immaginato che l’Ordine delle Missionarie della Carità era stato fondato per esplicita richiesta di Gesù che ne aveva perfino suggerito l’abito: quel sari bordato di azzurro, ancora oggi segno della misericordia di Dio nelle periferie infernali del nostro mondo. Nessuno aveva sospettato il dialogo appassionato e commovente di quei mesi del 1946 tra il Figlio di Dio e la piccola suora, la richiesta della Voce di immergersi nei bassifondi della terra per essere la luce di Cristo. E nessuno era mai stato sfiorato dal pensiero che quella donna che soccorreva migliaia di disperati, sfamandoli e accarezzandoli, viveva contemporaneamente una dolorosa oscurità dell’anima. Questo mistero interiore dovrebbe essere oggi per ognuno di noi e per i teologi il luogo di una meravigliosa esplorazione di Dio e di noi stessi.

Ricordarla soltanto come la suora dei poveri, ammirata da tutti e premiata col Nobel, sarebbe un tradimento della Grazia donata al nostro tempo attraverso la sua figura. Proprio vivendo l’oscurità, il silenzio di Dio dopo l’esperienza straordinaria della Voce, struggendosi di nostalgia e allo stesso tempo sperimentando perfino la tentazione del dubbio sull’esistenza di un Creatore, Madre Teresa ha condiviso l’oscurità di un’epoca e le nostre personali oscurità. E ha potuto farlo senza soccombere alla disperazione perché immersa nella passione dell’anima di Gesù sulla Croce, nel Suo grido: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato» e nel suo sussurro: «Sia fatta la Tua volontà». Madre Teresa ci aiuta a scoprire, che quando diciamo che Gesù ha condiviso in tutto e per tutto la nostra condizione umana, eccetto il peccato, vuol dire che Lui c’è in tutte le nostre paure, in tutti i nostri dolori, in tutte le nostre oscurità.

Madre Teresa è stata sì la suora dei poveri, ma non solo di chi lo è materialmente. Chi riconosce e sperimenta la sua personale povertà, chi riesce a scorgere, come diceva Jean Vanier, il povero che è in noi, trova in lei una santa protettrice e potente, una guida, una mano da stringere per attraversare il buio, come lei stessa aveva promesso: «Se mai diventerò una santa, sarò di sicuro una santa dell’oscurità. Sarò continuamente assente dal Paradiso per accendere la luce a coloro che, sulla Terra, vivono nell’oscurità».

 

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