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La Chiesa in uscita di Francesco

12.09.2017 - aggiornato: 12.09.2017 - 17:21

Il commento di Cristina Vonzun sul viaggio del Papa in Colombia, durante il quale ha messo al centro la riconciliazione e la piaga del narcotraffico.

di Cristina Vonzun

 

La riconciliazione colombiana e la piaga del narcotraffico sono stati i due temi più delicati del complesso viaggio apostolico di Francesco in Colombia e, probabilmente, quelli chiave. Francesco spinge, da oltre quattro anni, la Chiesa ad essere “in uscita” a muoversi, entrare e abbracciare le situazioni difficili, i contesti dove la gente soffre, vive, lotta e forse non riesce più a sperare. Andare a dire parole di riconciliazione nella Repubblica Centrafricana, a Cuba, in Colombia, come in Israele o davanti al Muro a Betlemme, è muoversi coerentemente con questa idea di “Chiesa in uscita” che non può rinunciare ad una presenza accanto a chi soffre e fatica, al fianco di chi cerca la pace ma non la trova. Fatica, infatti, la Colombia a trovare un accordo politico tra le parti in causa nella lunga ed estenuante guerra di decenni, con centinaia di migliaia di morti. Francesco, in questi mesi di negoziati interni al Paese, si è impegnato con la diplomazia vaticana e con la Chiesa colombiana a promuovere uno spirito di pace tra i contendenti, sostenendo qualsiasi sforzo di riconciliazione possibile. Nel laborioso incoraggiamento alla pace compiuto dal Papa e dalla Chiesa, il passaggio certamente più delicato non è quello dell’esortazione al dialogo politico, ma l’incoraggiamento e il sostegno alla riconciliazione tra le persone. Il perdono tra feriti nel corpo e nell’anima, tra chi è stato colpito e chi ha violato, non è affatto scontato, è una sfida drammatica per il futuro di questo Paese. Ma, davanti ad una situazione di violenza diacronica e sincronica come quella che ha vissuto la Colombia, il futuro se non lo si costruisce su una qualche forma di riconciliazione, di misericordia interpersonale, su cosa e come lo si può edificare? Saldato il conto con la legge (se possibile, perché questi eccidi di massa lasciano purtroppo, spesso, delle storie personali che la giustizia non potrà mai sanare fino in fondo), se non interviene un perdono interpersonale, la cultura della pace farà sempre fatica a germinare. La violenza genera violenza, si sa. I torti subiti generano sentimenti di vendetta, di risentimento che raramente sono forieri di processi positivi. Perché avvenga in Colombia una pace tra i cuori, una riconciliazione interpersonale, Francesco ha esortato, ha mostrato con le testimonianze di perdono reciproco già presenti nel Paese una strada, una via possibile, ha spiegato la necessità sostanzialmente improrogabile di saper superare l’odio e ripartire con una cultura di pace.

In tutto questo il Papa ha avuto come primo interlocutore il popolo e ha lasciato che il popolo stesso parlasse, con le straordinarie testimonianze incontrate, a cui i media hanno dato rilievo in queste ore. Come la vicenda di donna Pastora a cui le FARC hanno ucciso marito e figli, ma capace di curare l’assassino dei suoi famigliari. “Il popolo” in un contesto di violenza capillare come questo, è per il Papa il vero fautore di un possibile futuro. Certo che appellarsi al popolo in una terra dove il potere è gestito da 300 famiglie è forse anche un invito implicito ad una maggiore democrazia.

L’altro grande tema è stato quello della lotta al narcotraffico. Il narcotraffico nell’America latina sta diventando, giorno dopo giorno, una piaga estremamente diffusa e decisamente dominante, oltre all’instabilità politica. Per questo la “Chiesa in uscita” di Francesco non sta a guardare e se alto è stato il tributo di preti e religiosi uccisi durante i conflitti politici in Colombia, non meno sono i sacerdoti e i laici cattolici che hanno pagato in questo Paese e stanno pagando in America latina con la vita, la lotta al narcotraffico. Francesco porta la “Chiesa in uscita” nel nome del Vangelo dentro i processi della storia. Una Chiesa che ha da dire una parola di speranza alla gente. L’altra sera bastava guardare in televisione gli occhi pieni di commozione di una donna di una baraccopoli di Cartagena che improvvisamente si è trovata il Successore di Pietro sulla porta di casa. Lei ha urlato: «Mai nella mia vita avrei pensato che una cosa simile potesse accadermi. Il Papa nel quartiere di San Francesco che è il più povero della città, il Papa qui da noi!». Una Chiesa con il popolo, una Chiesa che corre sicuramente mille volte al giorno il rischio di incidenti, è però, sicuramente, una Chiesa che ama ed è anche amata. Questa è la “Chiesa in uscita” di Francesco.

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