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L’urgenza dell'energia pulita

14.12.2015 - aggiornato: 30.12.2015 - 16:37

Con il nuovo accordo sul clima, i 195 Paesi rappresentati a Parigi sembrano fare sul serio nel limitare in maniera radicale l’utilizzo dei combustibili fossili, senza tuttavia penalizzare lo sviluppo. 

(foto AP)

di Antonio Gaspari 

 

Alcune dichiarazioni sono esagerate, ma è vero che l’accordo sul clima concluso a Parigi  (vedi pag. 14 del GdP di oggi) rappresenta un superamento significativo dei vecchi modi di affrontare il problema, e insieme l’impegno a seguire strade virtuose.

L’intesa, per la prima volta sottoscritta all’unanimità dai 195 Paesi rappresentati, sembra fare sul serio nel limitare in maniera radicale l’utilizzo dei combustibili fossili, senza tuttavia penalizzare lo sviluppo. 

Tutti d’accordo nel respingere manovre speculative e strumenti come la cosiddetta “carbon tax” che distorcono il mercato e penalizzano i consumatori.
Inoltre, invece di pensare a finanziare programmi di riduzione della popolazione, i Paesi più avanzati hanno finalmente deciso di stanziare un fondo di 100 miliardi di dollari allo scopo di diffondere in tutto il mondo tecnologie per produrre energia e alimentare i trasporti riducendo fino a zero l’utilizzo dei combustibili fossili.

Indipendentemente da posizioni ideologiche differenti e dalle esagerazioni apocalittiche, c’è infatti un problema che sta diventando serio, e cioè il fatto che oltre l’85% dell’energia prodotta nel mondo e più del 90% dei combustibili utilizzati per i trasporti sono combustibili fossili, cioè carbone, petrolio e gas. 

Se ci pensate bene, tutte le automobili, bus, camion con motore termico, impianti di riscaldamento e centrali per la produzione di energia termica sono come piccoli e grandi fuochi che emettono fumi, gas di scarico e particelle incombuste pericolose per la salute. 

Le emissioni di questi gas da combustione stanno aumentando la densità dell’atmosfera nelle sue fasce più basse, cosicché le radiazioni solari che colpiscono il pianeta vengono rallentate e intrappolate nel loro rimbalzare verso il cielo. 

Questo fa aumentare la temperatura e immettere più energia nel sistema, al punto che molti fenomeni atmosferici diventano più potenti ed estremi.

 

Considerando la grande necessità di sviluppo del pianeta, soprattutto dei Paesi emergenti come Cina e India, è necessario dunque trovare il modo di spegnere tutti questi fuochi e ridurre le loro emissioni, cercando energie alternative serie che possano sostituire carbone, petrolio e gas. 

 

La cosa non è facile, considerando che chi detiene il controllo di queste risorse è molto ricco e non ha molta voglia di perdere le proprie posizioni di potere. Negli ultimi trent’anni l’accesso e il controllo di fonti quali il petrolio sono stati all’origine di guerre combattute soprattutto nella zona del Medio Oriente, dalla Libia all’Iraq, mentre tutt’ora la fonte principale di finanziamento dei gruppi terroristici passa attraverso il controllo e la vendita di petrolio.

 

Papa Francesco ha ben chiarito la questione nella sua enciclica “Laudato Si´”, spiegando che è vero che ci sono altri fattori (quali il vulcanismo, le variazioni dell’orbita e dell’asse terrestre, il ciclo solare), che determinano il clima sul nostro pianeta, ma su questi fenomeni la nostra capacità umana d’azione è limitata.

 

Per questo motivo – ha scritto il Papa – «è diventato urgente e impellente lo sviluppo di politiche affinché nei prossimi anni l’emissione di biossido di carbonio e di altri gas altamente inquinanti si riduca drasticamente, ad esempio sostituendo i combustibili fossili e sviluppando fonti di energia rinnovabile». 

 

E qui infatti c’è la possibilità di intervenire subito. Si pensi a come si ridurrebbero le emissioni se solo si utilizzassero sistemi di trasporto con motori ibridi ed elettrici. Basterebbe incentivare l’acquisto di automobili che utilizzano queste tecnologie per sostituire l’intero parco auto del mondo e ridurre le emissioni del 40-50%.  

 

L’altra fonte diffusa di fuochi, i sistemi di riscaldamento che utilizzano fonti fossili, potrebbe essere facilmente sostituita con sistemi geotermici.  

 

Si dimentica infatti che la nostra Terra ha un grande fuoco interno. Non è necessario accendere altri fuochi in superficie, è sufficiente scavare a varie profondità per portare sonde che trasmettano il calore. Invece di perforare la crosta terrestre per estrarre il petrolio potremmo scavare per utilizzare il calore interno del pianeta.

L’aeroporto Charles De Gaulle e centinaia di migliaia di nuove abitazioni nel mondo stanno già utilizzando sistemi geotermici. Insomma, le soluzioni sono a portata di mano. Il punto sarà convincere a ridurre i propri proventi e poteri chi attualmente detiene il possesso di carbone, petrolio e gas. 

 

 

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