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Non restano che lacrime amare

13.12.2017 - aggiornato: 14.12.2017 - 08:19

Il commento di Gabriele Botti sul fallimento della Darwin Airline dopo che "nessuno ha potuto o voluto salvarla", e che ha portato 250 persone a perdere il posto di lavoro.

(FOTO FIORENZO MAFFI)

di Gabriele Botti

 

Alla fine non restano che le lacrime. Quelle amare di 250 persone che hanno perso il posto di lavoro e alle quali non resta che sperare nell’arrivo a Lugano-Agno della bernese Skywork. Forse, una discreta parte sarà riassunta dalla compagnia aerea svizzera, solida e ben strutturata. Aggettivi, questi, di cui da tempo a Lugano Airport si avverte la mancanza. Quante parole e quante illusioni hanno volteggiato nei cieli luganesi senza lasciare la scia di alcunché di concreto. Promesse vanificate da errori di valutazione da parte di - e citiamo in ordine sparso - Municipio, Consiglio di amministrazione, Consiglio comunale e precedente direzione. Ma il passato è ormai chiuso nell’hangar della delusione e gli errori serviranno (si spera…) a fare meglio nel prossimo futuro. Ora, qui nel presente, c’è solo una cosa da dire: Darwin Airline di fatto non c’è più. Nessuno - internamente ed esternamente - ha potuto o voluto salvarla, lanciandole i salvagenti che il commissario concordatario aveva chiesto: soldi e garanzie. In una parola: sicurezza.

Nata nel 2003, su intuizione di un gruppo di imprenditori tanto visionari quanto coraggiosi, convinti di avere le carte in regola per riempire il vuoto lasciato da Crossair, Darwin è scivolata negli anni attraverso un’infinita serie di accadimenti e stati d’animo: dalla soddisfazione del primo volo alla paura di non farcela per colpa delle sue stesse debolezze, dalla disperazione per essere rimasta sola e senza un centesimo alla speranza derivata dalle collaborazioni con il colosso mondiale Etihad Airways, prima, e con un leader europeo come Adria Airways, dopo. Fuochi di paglia, avvisaglie di amori sfumati in un batter d’ali. Dopo un avvio incoraggiante, Darwin s’è persa nel vortice della negatività che ha avviluppato lo scalo ticinese (di cui essa stessa è stata in parte causa), senza avere di fatto né la forza né il know how per poter sopravvivere a eventi più grandi di lei. Inutile tornare su cose già dette e scritte mille volte, perché della carenza strutturale dell’aeroporto e di molte delle sue componenti già si sa. Una fragilità che ha trascinato verso il basso anche Darwin, incapace di reagire e ormai totalmente dipendente da altri, passiva e rassegnata molto prima che da ieri. “Altri” che, non va sottaciuto, poco hanno fatto per sostenerla, sfruttandola finché c’era polpa, per poi gettarne il torsolo. Fu mera speculazione? Se sì, a che pro? Di chi e a favore di chi? Perché chiedere la moratoria se poi, poche ore dopo, si dichiara di non avere soldi? Il fondo 4K a che gioco ha giocato? Il tempo, e una dettagliata indagine della magistratura, magari diranno. E, infine, quanto influirà questa ennesima brutta notizia sul piano di rilancio dell’aeroporto? Intanto, ci sono loro: le lacrime di 250 persone.

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