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Tanti dubbi e poche certezze

02.12.2017 - aggiornato: 02.12.2017 - 14:50

Il commento di Gregorio Schira all'indomani del servizio SSR a reti unificate sui cambiamenti climatici. Sì, il clima sta cambiando, ma i "e perché?" senza risposta restano ancora tanti.

© Foto archivio

di Gregorio Schira

 

Il clima sta cambiando. Su questo… non ci piove. Ma le certezze finiscono qui. La temperatura media superficiale del pianeta sta aumentando? Sì. Di quanto e perché? Difficile rispondere, se non con stime (perché se si conoscono con buona approssimazione le temperature degli ultimi 170 anni, non si può dire lo stesso dei dati pregressi) e con modelli di calcolo che – come tutti i modelli scientifici – devono per forza tener conto di un margine di errore troppo spesso dimenticato o taciuto.

La colpa è delle attività umane? In parte sicuramente sì, ma in che percentuale oggi non lo si può dire. Anzitutto perché il solo aumento della CO2 non basta a spiegare l’aumento delle temperature (che in realtà variano secondo quella che i climatologi chiamano “sensibilità climatica”, che tiene conto non solo dell’aumento dell’anidride carbonica, ma anche di tutta una serie di altri fenomeni di cui oggi soltanto una parte è conosciuta). Ma poi anche perché l’aumento delle temperature è iniziato ben prima del boom delle attività umane. 

Si può immaginare che entro la fine del secolo vivremo tutti quanti in un mondo in cui in media ci saranno tre gradi centigradi in più? Stando ai modelli di calcolo utilizzati oggi sì. Ma questi modelli – gli stessi di cui parlavamo poc’anzi - si sono già dimostrati a più riprese fallaci. Come fidarsi ancora?

Il clima sta cambiando, dicevamo, ma è questa appunto l’unica certezza. Ecco perché siamo rimasti sorpresi, per non dire allibiti, da quanto messo in scena negli ultimi giorni dall’intera SSR e – a livello locale – dalla nostra RSI. Trasmissioni radiofoniche, servizi televisivi, spot, articoli online, addirittura giochi a premi trasformati per l’occasione in “quiz ambientalisti per non parlare della serata in diretta tv su tutte le reti nazionali andata in onda mercoledì. Tre ore e mezza di programma (per quanto riguarda la RSI) totalmente a senso unico, in cui – con fiction, interviste a personaggi ormai totalmente non credibili (e smentiti dai fatti) come Al Gore e ospiti in studio perfettamente allineati alla mentalità dominante – si è detto in tutte le salse (e in modi più o meno subdoli) che stiamo andando verso la catastrofe, che se non cambiamo al più presto le nostre abitudini sarà troppo tardi (e forse è già troppo tardi) e che la colpa di tutto ciò è l’attività dell’uomo. Tanto da arrivare a parlare, e qui abbiamo toccato il fondo, del «problema» del sovraffollamento del pianeta, auspicando politiche di pianificazione familiare in buona parte del Sud del mondo.

Di tutti i dubbi e le incertezze dette all’inizio di questo articolo nessuna traccia, se non nel finale del programma e soltanto per deridere e bollare come “eretici negazionisti” quegli scienziati che mettono in dubbio le cause antropiche del riscaldamento climatico. Secondo conduttori e ospiti del programma, «al massimo un 3% degli scienziati». Un dato già smentito da più parti e che si basa in realtà su uno studio sociologico che poneva agli scienziati domande quali «Lei ritiene che le temperature stanno aumentando?» (a cui tutti rispondono ovviamente di sì), ma non domande come «E perché?».

Il clima sta cambiando, lo diciamo per la terza volta, e le cause sono tutt’altro che chiare. Ce ne stiamo con le mani in mano, quindi? Certo che no. Perché al di là dell’aspetto climatico c’è un altro aspetto – che spesso viene confuso con il primo – su cui è invece urgente intervenire: quello ambientale. E ciò anche se ipoteticamente fra due anni la comunità scientifica dicesse di comune accordo che l’uomo non ha nessunissimo effetto sull’innalzamento delle temperature. Se non siamo (solo) noi la causa dell’aumento della temperatura, siamo però certamente noi la causa dell’inquinamento, dello sfruttamento miope di alcune risorse, della distruzione di ettari e ettari di zone verdi. Del maltrattamento di quella che papa Francesco chiama “la nostra casa comune”. Su questo sì che si impone un cambiamento radicale. Perché di questo pianeta noi siamo i custodi, e se non ce ne rendiamo conto ora, rischiamo di trovarci confrontati in un futuro non troppo lontano con problemi ben più importanti e reali che un ipotetico aumento di uno o due gradi della temperatura fra cento anni.

 

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