Home > Commenti > Commenti

Tutti gli errori di un voto

03.10.2017 - aggiornato: 03.10.2017 - 16:33

Il commento di Rodolfo Casadei sul referendum in Catalogna, dichiarato illegale dalla Corte costituzionale: "Una ferita inferta alla convivenza civile".

© EPA/JIM HOLLANDER

di Rodolfo Casadei

 

Quando un atto politico compiuto da persone disarmate e pacifiche vede l’intervento degli agenti della pubblica sicurezza e questo intervento comporta l’uso della forza e danni alle persone e alle cose, per quanto questi danni siano limitati non si può non rammaricarsi dell’accaduto e della ferita inferta alla convivenza civile. Ma l’uso sproporzionato della forza non può in nessun modo mettere in secondo piano il fatto che lo svolgimento di un referendum illegale è un atto sedizioso, e che lo Stato assolve semplicemente ai suoi compiti quando cerca di impedire che venga compiuto un atto di tale natura.

La responsabilità dei disordini che hanno turbato domenica tanti luoghi della Catalogna e del clima di tensione politica che regna in tutta la Spagna ricade principalmente sul Governo autonomista catalano di Carles Puigdemont, che ha forzato il dibattito sul futuro delle Comunità autonome che compongono lo Stato spagnolo imponendo a tutto il Paese la sua decisione di far votare un referendum vincolante avente per oggetto la piena indipendenza della Catalogna. La Corte costituzionale ha dichiarato illegale la consultazione perché vìola la Costituzione spagnola del 1978, che non prevede la possibilità per le Comunità autonome di secedere e che fu ratificata a suo tempo col voto favorevole dell’88,5 per cento di tutti gli spagnoli, percentuale che fra i votanti catalani toccò il 91 per cento. Ma la convocazione referendaria trasgredisce anche le norme dello Statuto di autonomia della Catalogna, perché la legge che ha promulgato il referendum è stata approvata con procedura d’urgenza, senza discussione e senza emendamenti, poche settimane prima del voto, e contravvenendo a uno dei principi fondamentali dello statuto: che una legge elettorale deve essere approvata dai due terzi del Parlamento catalano, cosa che non è avvenuta.

Sorvolando sul fatto che la regione coincidente con l’attuale comunità autonoma catalana è parte costituente del nucleo dello Stato spagnolo da oltre cinque secoli (era parte del regno di Aragona che nel 1479 fu riunito con quello di Castiglia), si è scritto che il diritto dei popoli all’autodeterminazione implica che la Nazione catalana abbia facoltà, se lo desidera, di separarsi dalla Spagna e dichiarare l’indipendenza. In tutte le sedi internazionali, però, il diritto all’autodeterminazione dei popoli è riconosciuto soltanto nel caso di situazioni di colonialismo, grave violazione dei diritti umani, mancata concessione dell’autogoverno. In tutti gli altri casi,  una secessione è legittima solo se negoziata e concordata fra il Governo centrale e la nuova entità statale. La Catalogna non è una Nazione vittima di colonialismo (al contrario, ha molto approfittato dei benefici materiali derivanti dal colonialismo spagnolo nelle Americhe), è parte di uno Stato democratico dove i diritti umani fondamentali sono rispettati, e usufruisce di un’ampia autonomia, che le permette di esercitare funzioni di governo in tema di sanità, educazione, comunicazione audiovisiva (esiste una tivù catalana finanziata dal Governo regionale), ecc. La lingua catalana è quella ufficiale della comunità, è insegnata in tutte le scuole e i negozi devono obbligatoriamente esporre insegne in catalano.

L’unico argomento che i catalani possono avanzare per rivendicare la separazione dallo Stato spagnolo, è l’alto residuo fiscale trasferito da Barcellona a Madrid: la Catalogna versa 16 miliardi di euro di tasse allo Stato centrale, e ne vede tornare solo 8. Bisogna però sapere che in Spagna oltre alla Catalogna altre tre comunità autonome versano più di quanto viene loro restituito, e nel caso della Comunità autonoma di Madrid il residuo fiscale è molto più alto: ben 17 miliardi di euro. Mediamente più ricca della Spagna per quanto riguardo il reddito pro capite, i tassi di investimento e quelli di disoccupazione, la Catalogna però non è un modello di buongoverno negli ultimi anni: il debito pubblico catalano, che all’inizio del 2010 era pari al 12,7 per cento del Pil regionale, oggi ha toccato il 35,4 per cento; e coi suoi 76 miliardi di euro è pari a più di un quarto di tutto il debito pubblico delle comunità autonome (mentre la sua popolazione è pari a un sesto di quella di tutta la Spagna). 

Negli ultimi dieci anni i Governi catalani che si sono succeduti hanno speso molto per diffondere l’ideale indipendentista, introducendo nelle scuole libri di storia che giustificano la secessione e finanziando realtà della società civile favorevoli all’indipendenza. Mentre secondo i sondaggi nel 2006 i favorevoli all’indipendenza erano solo 13,9 per cento dei residenti, oggi questi sarebbero quasi la metà dell’elettorato. Nulla di tragico è accaduto dal 2006 ad oggi, la crisi finanziaria del 2008-2011 è stata in buona parte superata in tutta la Spagna. I consensi per la secessione sono lievitati grazie soprattutto a una propaganda capillare e a un uso politico della spesa pubblica.

È davvero difficile che la classe politica catalana che ha fatto tutto questo ora sieda al tavolo di un negoziato per un semplice allargamento delle competenze dell’autonomia. Ma è quello di cui molti spagnoli si dicono convinti, scettici di fronte alla possibilità che i catalani vogliano davvero portare avanti un processo unilaterale di indipendenza che provocherebbe la rovina economica della regione. In una Catalogna esclusa dal mercato comune UE e dalla moneta unica, il Pil crollerebbe del 25-30 per cento, il tasso di disoccupazione (attualmente al 13 per cento) raddoppierebbe. Se Madrid e Bruxelles restano sulle loro posizioni, Carles Puigdemont dovrà andare a Canossa.

 

Commenti

Vecchio ordine e nuovo bipolarismo

TACCUINO ITALIANO - Il commento di Robi Ronza su quanto sta accadendo sulla scena politica italiana, con da una parte Mattarella e dall'altra Salvini e Di Maio.

Commenti

Profeta di amore e umanità

Il ricordo di Daniela Persico del regista Ermanno Olmi: "Ha riportato al centro della cultura il tema del ritorno alla terra, ma soprattutto dello spirito cattolico e …

Commenti

Le Palme, la Pasqua di tutti

Fra Edy Rossi-Pedruzzi, custode dei Cappuccini della Svizzera Italiana, si esprime sulla Domenica delle Palme.

Commenti

Ogni papà è anzitutto un figlio

Le riflessioni di Marco Squicciarini in occasione della Festa di San Giuseppe: "Oggi è una festa grande. Nessuno ne è escluso: padri, mariti, figli, …

Commenti

La "concordanza" svizzera, "l'inciucio" italiano

TACCUINO ITALIANO - Robi Ronza ci illustra le difficoltà che stanno caratterizzando a Roma il cammino verso il nuovo Governo, in relazione al nostro Paese. 

Commenti

Si cura meglio dando del tempo

In occasione della Giornata del malato, don Charles Azanshi sottolinea l'importanza di parlare con i pazienti e ascoltare chi soffre. Ciò spesso è la …

Commenti

Giovani a scuola di democrazia

È quanto si propone "La gioventù dibatte", un progetto di educazione alla cittadinanza destinato ai giovani. Ce ne parla il responsabile, Chino …

Commenti

"Noi, che abbiamo sperimentato la guerra"

Il commento di Padre Ibrahim Alsabagh che raccoglie con il Giornale del Popolo l'appello di papa Francesco nella Giornata di preghiera per la pace. 

Commenti

Le ambizioni neoimperiali di Erdogan

La Turchia è in Stato di emergenza dal fallito golpe del luglio 2016 e la condizione dei diritti fondamentali desta preoccupazione. Ce ne parla Marta Ottaviani nel suo …

Commenti

Il tempo come presenza

Il messaggio di don Willy Volonté per la Quaresima, tempo in cui affiora l'umano ferito e lo sguardo di Cristo domina, mentre aspettiamo la luce radiosa della sua …

Commenti

Positività e un sano realismo

Il bilancio di Remigio Ratti a un anno dell'entrata in servizio di AlpTransit: "È il momento di una positività che va colta nella sua portata di …

Commenti

Ma la Lombardia non è proprio la Catalogna

TACCUINO ITALIANO - Robi Ronza spiega le enormi differenze che ci sono tra il referendum in Catalogna e quelli in programma in Lombardia e Veneto il 22 ottobre.

Commenti

Alla SSR fra canone e impresa

Luigi Pedrazzini ricorda Claudio Generali, fra le altre cose già presidente della Cooperativa per la Radio Televisione della Svizzera italiana. 

Accesso e-GdP

banner_cannes3.jpg

banner_passione_calcio.jpg

Banner - Spot GdP 2018

banner_reportage_siria.jpg

banner_arte-e-cultura.jpg

banner_alberghi_albergatori.jpg

Ieri nel mondo

catt-ch2.jpg

Il sito ufficiale della Diocesi diLugano

banner_caritas_ticino.jpg