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Diffidate dei padri perfetti

19.03.2017 - aggiornato: 19.03.2017 - 11:53

Quando diventi padre inizia qualcosa di nuovo che nasce dal cuore e che ti regala la vita. Tanti auguri a tutti i papà! Il commento di Davide De Lorenzi.

© EPA

di Davide De Lorenzi*

Ci sono libri e manuali su ogni argomento: su come fare un orto sul balcone o su come essere dei buoni padri, con la differenza che è meglio sbagliare nel tirar su le pianticelle che i figli. Quando diventi padre inizia qualcosa di nuovo, nel quale sei quasi totalmente autodidatta e spesso spaesato. In questi anni da papà ho capito che i libri non bastano, c’è qualcosa che nasce dal cuore e che ti regala la vita: l’esperienza che hai vissuto te stesso da figlio, l’ascolto di buoni consigli, il rubare la bellezza della vita, il sentire che non sai come ma hai i mezzi per farcela (i preti la chiamano grazia sacramentale). In questo senso un vero maestro di paternità è papa Francesco, che esattamente quattro anni fa iniziava proprio per la solennità di San Giuseppe il suo ministero petrino. In questi anni con le sue parole e il suo esempio ha proposto e testimoniato uno stile “innovativo” che in realtà è l’anima del messaggio cristiano: il lasciare spazio, il non imporre pesi eccessivi, il non giudicare, l’essere misericordiosi… È un modello di genitore o educatore che non impone la propria volontà, che non etichetta, non appesantisce la vita con ordini e decreti, non giudica esasperando, ma che valorizza, custodisce (come San Giuseppe), ama…

Il ruolo paterno – come sottolineato dal noto psicoterapeuta  Massimo Recalcati –  oggi deve essere portatore di una “legge” e di una “promessa”. La voce del padre si fa sentire per correggere, per porre freno al godimento sfrenato, per dare una legge che funga da bussola esistenziale: è fondamentale per la crescita sana dei figli poter fare esperienza del limite. Ma allo stesso tempo il padre testimonia una pienezza di vita, coerente, incarnando concretamente i valori enunciati e portando la promessa  – quasi eco abramitica – che se ti rompo le scatole e ti propongo qualcosa è perché sono certo che tu hai tutto per trovare la tua “terra promessa”, un destino fecondo e felice che ti aspetta.

Non è mettendoli in una campana di vetro, o cambiando scuola, o riempiendoli di regali o spiegando noi la vita, che compiremo un gesto d’amore verso i nostri figli. Oggi certi figli soffrono di asfissia. Padri che alla partita di calcio insultano e rimbrottano; genitori che regalano il cellulare per avere la prole sotto controllo (fornendo invece uno strumento che può favorire il pericolo); madri che spiano i figli al corso sci attraverso la webcam… Anche come docente constato come oggi occorra suscitare ben altro: tutto parte dal  riconoscere nell’altro (figlio o allievo) un potenziale e un valore di fondo costitutivo da custodire e da promuovere “con bontà e tenerezza” come detto da Francesco. Uno sguardo amorevole basato sulla fiducia, sulla pazienza e sulla libertà che fa sentire l’altro accolto e capito.

Un’ultima cosa: meglio diffidare dei padri perfetti. Sono i peggiori e i più dannosi, perché di fatto non fanno vivere i figli. Sotto la loro figura ingombrante non arriva la luce del sole, non soffia il vento della libertà. Meglio i padri un po’ sgangherati, che si buttano per terra a giocare con i figli, che non sanno rispondere alle domande difficili ma le ascoltano e le fanno proprie. Meglio i padri un po’ in difficoltà, che balbettano, ma che ci sono quando hai bisogno, si sacrificano con il loro lavoro, testimoniano il valore della vita. Padri misericordiosi che seguono il figlio con lo sguardo in lontananza aspettando l’abbraccio del ritorno.      

*ex presidente Azione cattolica ticinese

 

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