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Economia in libertà vigilata

28.12.2017 - aggiornato: 28.12.2017 - 14:31

Corrado Bianchi Porro tira le somme dell'anno che sta finendo dal punto di vista economico: "Le cose non sono andate male per i mercati". Ma cosa aspettarsi dal 2018?

© AP Photo/Luca Bruno

di Corrado Bianchi Porro

 

Il denaro arriva zoppicando, dice un detto, e se ne va cantando. Eppure quest’anno le cose non sono andate male per i mercati. Lo SMI ha guadagnato circa il 14%, lo SPI il 20%, il Dow Jones il 24,5% e il NASDAQ quasi il 28%. Per la borsa americana è stato il miglior risultato da un decennio. Tutti i mercati si son mossi al rialzo. La crescita è stata sincronizzata, l’occupazione è andata crescendo e l’inflazione resta inesistente.

Sarà ancora così per il 2018? Molto dipende dalle politiche monetarie e fiscali col cambio della guardia alla Fed e quello che si annuncia alla BCE, dall’andamento del commercio mondiale e dagli avvenimenti politici: le elezioni in Italia, Brasile, Messico, il Governo che si formerà attorno ad Angela Merkel, come evolveranno le trattative dell’UE per Brexit, la Catalogna e molto altro. Cruciali saranno comunque gli USA. La nomina di Powell alla Fed promette continuità. Ma bisognerà vedere cosa deciderà il nuovo timoniere a fronte di un improvviso risveglio dell’inflazione o per esigenze di bilancio, considerati gli investimenti previsti nel militare e gli effetti del nuovo programma fiscale americano.

I benefici della nuova politica di Trump saranno visibili non prima delle elezioni di medio termine 2018 o di quelle del 2020, quando i democratici avranno rialzato la testa. Ma, come disse Kennedy nel 1963 quando lanciò la sua riduzione degli oneri fiscali, «un’onda che cresce alza tutte le barche». Molte aziende USA saranno interpellate sull’ipotesi di riportare a casa i capitali per promuovere il programma “America First” e ciò creerà scompensi altrove. Altri saranno costretti a seguire il programma di riduzione fiscale, il che significa tagli in prospettiva per il Welfare della salute o delle pensioni pubbliche.

Passando all’Europa, Draghi prima di lasciare il mandato dovrà risolvere il peso dei crediti incagliati che gravano sulle banche ‘zombie’ per dare avvio a una reale unione bancaria. Chi sarà nominato suo successore? L’Europa dovrà testare la nuova intesa Mame (Macron-Merkel) e si entrerà nella fase cruciale delle trattative con Londra, mentre la Gran Bretagna non può aderire all’hard-Brexit e Bruxelles non può accondiscendere a una soft per non concedere oltre Manica condizioni migliori di quelle concesse alla Svizzera o alla Norvegia.

D’altra parte, Londra non intende esser trattata da Stato vassallo o da colonia dell’UE dovendo assorbire le normative di Bruxelles. Insomma, potenziali fonti di inquietudini per l’economia non mancano, senza parlare di Russia, Cina, Corea del Nord, terrorismo, Medio Oriente e del trattato NAFTA che gli Stati Uniti intendono ridiscutere con Messico e Canada.

Infine vi è la questione delle divise che già quest’anno sono state piuttosto ballerine. Se il denaro è libertà in moneta come notava Dostoevskij, bisogna dire che il mondo è oggi per lo meno in libertà vigilata.

 

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