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Educare significa esserci

03.05.2017 - aggiornato: 03.05.2017 - 14:10

L'editoriale di Alessandra Zumthor sugli aiuti alle famiglie, decisi dal Nazionale, che però non promuovono forme di lavoro sperimentali che permettano di trascorrere più tempo coi figli.

(Keystone)

di Alessandra Zumthor

 

Il pacchetto di aiuti alle famiglie -100 milioni di franchi in cinque anni- promosso ieri dal Consiglio nazionale riunito in seduta straordinaria è sicuramente una buona notizia, ma rappresenta solo un primo passo nella giusta direzione, per di più non esente da rischi che non possono venire sottovalutati.

Il pacchetto comprende tutta una serie di sostegni finanziari, sia ai Cantoni sia alle famiglie, per venire incontro a quei papà e mamme che affidano i loro bimbi a strutture esterne, in primis gli asili nido. Strutture meritorie (diciamolo subito) e sempre meglio organizzate, ma che -e questo va detto altrettanto chiaramente- non potranno mai sostituirsi ai genitori.

Lo scenario ideale verso cui tendere sarebbe piuttosto fare in modo che le mamme lavoratrici e i papà lavoratori potessero anche occuparsi il più possibile in prima persona dei loro bimbi, facendo capo solo quando necessario a tali strutture esterne, che andrebbero concepite come un tassello -e non come il punto centrale- degli aiuti: la presenza costante e l’amore dei genitori sono infatti insostituibili per una crescita sana ed equilibrata dei figli, il vero e più importante investimento per ogni società che voglia guardare con fiducia al futuro.

Ebbene, tra i 100 milioni accordati ieri dal Nazionale non figura in maniera rilevante nessuna misura che promuova una migliore conciliazione tra famiglia e lavoro nel senso di sperimentare e incentivare forme di lavoro alternative, che permettano all’uno o all’altro genitore di trascorrere più tempo con i propri figli, in tenera età e non solo: orari flessibili, lavoro da casa (telelavoro), tempi parziali anche per gli uomini, job sharing (ossia la possibilità di dividere un posto di responsabilità fra due persone). Misure concrete che, se perseguite con continuità e convinzione dalle amministrazioni pubbliche, introdurrebbero una vera e propria rivoluzione nel mondo del lavoro, facendo poi da battistrada e fonte d’ispirazione anche per i privati.

Certo, ci vuole una volontà politica che si renda conto dell’importanza di un simile approccio per le famiglie, in una prospettiva diversa rispetto a quella su cui si insiste oggi.

Lo ripetiamo: la vicinanza ai figli dei propri genitori è una ricchezza senza pari. E proprio per far sì che questa ricchezza se la possano permettere in tanti, anche fra chi lavora, il mondo politico dovrebbe dare un segnale forte, senza ritenere di aver assolto al proprio compito soltanto concedendo sussidi alle strutture di custodia esterne alla famiglia.

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