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Energia, ecco perché rimanderei la legge al Governo

18.05.2017 - aggiornato: 18.05.2017 - 14:01

Presentato solo il primo pacchetto di misure della strategia 2050, ma sui secondi due c'è silenzio. E non si dice che aumenteranno le tasse sul CO2. Il commento di Claudio Mésoniat.

© foto Crinari

di Claudio Mésoniat

 

È tardi, lo so. Le urne stanno per aprire e il voto per corrispondenza ha certamente già prosciugato gran parte del corpo elettorale. Ma per arrivare a capire cosa votare su questa Strategia energetica 2050 ho investito una tale quantità di tempo che mi parrebbe sprecato se non cogliessi l’occasione per comunicare a qualche lettore del GdP l’esito del faticoso percorso. Un percorso accidentato, costellato di mezze verità seminate dai contendenti di entrambi i fronti e dettate spesso da certezze tetragone che hanno ispirato slogan e paradossi tirati per i capelli più che argomenti fondati su dati certi e documentati: dalla doccia con l’acqua fredda paventata dai contrari alle minacce brandite dai favorevoli di perdere per sempre il treno del futuro. 

 Mi sono ributtato a leggere il testo della legge. Tanti punti restavano oscuri. E allora via a chiedere lumi a parlamentari e addetti ai lavori nel campo della produzione e del mercato dell’energia. Conclusione: vale la pena rimandare il testo al Consiglio federale con preghiera di rimettervi mano, di chiarire, documentare meglio, soprattutto dire tutto con franchezza ai cittadini. È di questo che vorrei parlare. 

Nella legge si presenta il cosiddetto primo pacchetto della strategia 2050. E i due successivi, essenziali per completare il progetto epocale? Silenzio. Il secondo pacchetto in particolare (il terzo restando per ora nel mondo delle idee vaghe e inespresse) sembra essersi fermato nei meandri delle commissioni parlamentari. Ma per capire come ridurre drasticamente i consumi energetici e come reperire i miliardi necessari per finanziare il vasto programma enunciato da questo primo pacchetto si dovrebbe pur informare che la seconda fase di Energia 2050 comporterà un aumento delle tasse sulle emissioni di CO2. Leggi: aumenti del prezzo di benzina, diesel e degli oli da riscaldamento? E in quali misure? I contrari paventano sfracelli, che renderanno l’auto un mezzo di trasporto per ricchi e costringeranno chi riscalda la casa con la nafta a passare a impianti “puliti” entro termini ben più precoci rispetto al previsto 2029. Difficile per i favorevoli smentire, visto che di previsioni su questi rincari nella legge non si fa parola (e il secondo pacchetto è in fase di elaborazione). E così si ripete il ritornello (peraltro corretto) dei 40 fr. annui (per famiglia) di aumento sulla fattura dell’elettricità. 

A questo proposito è certamente una bella idea quella di “entrare” nelle case con i sistemi delle “reti intelligenti” e con i dispositivi “smartmeter” che informeranno in tempo reale e dettagliatamente le aziende fornitrici circa i nostri consumi (anche relativi al riscaldamento). Il consumatore potrà consultare questi dati via internet (se ne sarà in grado...) e adottare di conseguenza misure di risparmio. Ma siccome non stiamo affatto parlando di progetti avveniristici ma di dispositivi che le aziende più all’avanguardia hanno già pronti da installare nelle nostre case, sarebbe stato opportuno informare i cittadini circa il fatto che presto sarà davvero possibile che l’azienda elettrica locale intervenga ad abbassare la temperatura in casa (certo non da 22 a 15 gradi; magari a 21,5). Ottima a mio parere anche l’idea di ridurre i consumi favorendo e sostenendo finanziariamente il risanamento energetico degli edifici, quantunque ci vorrà forse più tempo di quello previsto.
Anche la questione della miriade di misure di promozione e di sostegno, dei premi e dei contributi suscita qualche perplessità. Molte lobbies, da quelle legate alle nuove energie pulite a quelle del settore idroelettrico, sono state “conquistate” alla nuova legge grazie a una pioggia di contributi. Va bene, l’idroelettrico è la pupilla dei nostri occhi, e si trova al momento in braghe di tela. Ma così come si chiedono ai cittadini sforzi e investimenti per poter usufruire dei sostegni statali, non si poteva esigere anche da questi grossi attori del mercato la presentazione di precisi piani di riforma al passo con i tempi?

Infine il nucleare. C’è poco da girare attorno alla torta: il nucleare è ormai fuori gioco soprattutto a causa dei costi necessari per rendere sicure le centrali. Su questo c’è poco da discutere (malgrado ci sia chi sostiene che nei prossimi decenni le relative tecnologie potrebbero evolvere in modo interessante). Ma è chiaro come il sole che per molto tempo dovremo continuare a dipendere dall’estero comperando, come oggi, fiumi di energia prodotta col nucleare (Francia) e con il carbone (Germania). Con buona pace del bilancio ecologico globale e dell’indipendenza energetica del nostro Paese.

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