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Fatima secondo papa Francesco

15.05.2017 - aggiornato: 15.05.2017 - 19:58

Cosa resta del grande evento che ha avuto al centro la canonizzazione dei due pastorelli che videro nel 1917 la Madonna? L'editoriale di Cristina Vonzun.

© EPA/PAULO NOVAIS / POOL

di Cristina Vonzun

Da poche ore si sono spenti i riflettori sul pellegrinaggio di Francesco a Fatima. Ci possiamo chiedere: cosa resta di questo grande evento che ha avuto al centro la canonizzazione dei due pastorelli che videro nel 1917 la Madonna? Le immagini televisive hanno mostrato la serietà della fede della moltitudine raccolta nel Santuario durante le funzioni, una fede che ha spaccato lo schermo con quell’incredibile, lungo silenzio di mezzo milione di persone che venerdì hanno accompagnato il Papa, nei minuti trascorsi in contemplazione davanti alla statua di Maria. Questa dimensione di fede popolare autentica è anche l’elemento più limpido - come ha lasciato intendere Bergoglio - che si trova in un altro luogo di devozione citato sabato da Francesco in conferenza stampa sull’aereo di ritorno dal Portogallo: Medjugorje. Una fede popolare che colpisce perché manifesta un atteggiamento autentico del cuore umano, che la Chiesa accoglie, sostiene e cura. Tutto vero, tutto bello. Ma tutto questo è sufficiente? Restiamo a Fatima: la rilettura che Bergoglio propone e offre a tutti, credenti e non credenti, la si potrebbe definire evangelica e “con i piedi per terra”. Una lettura che chiede non solo pellegrinaggi ma testimonianza quotidiana. Il Papa non nega e neppure smentisce le interpretazioni dei segreti e dei messaggi di Fatima, per i quali rimanda alle spiegazioni che diede l’allora cardinale Ratzinger, nel 2000. Francesco cerca in primo luogo di rispiegare Fatima e le complesse parole confidate ai veggenti in categorie valide per ogni persona, perché la pace è quella che costruiamo nelle relazioni quotidiane, non è solo un anelito mondiale lontano e per il quale non possiamo fare molto, se non pregare. È «l’indifferenza» verso il prossimo, verso il fragile, il malato, il disabile, verso Dio e verso ogni creatura, la realtà che il Papa invita a temer di più, perché ci allontana dal bene e da Dio stesso, ci fa «profanare Dio nelle sue creature», ha detto.  Un «inferno» insomma, se per «inferno» intendiamo un luogo dove Dio non c’è. Ecco allora che per provare a vincere questa cultura dell’indifferenza che sembra dominare, «che raggela il cuore», come ha detto il Papa, occorrono dei testimoni. Fatima non ci consegna il copione di un film finito e pessimista della storia, c’è piuttosto in quei messaggi l’invito affinché la libertà umana giochi il suo ruolo. Francesco lo sa, e da Fatima lo ha ripetuto non solo al mondo ma soprattutto al cuore di ogni uomo e donna, perché è da lì che la pace prende forma.

 

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