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Finalmente sarà fatta chiarezza

17.01.2018 - aggiornato: 17.01.2018 - 18:10

Questo il pensiero espresso da Alessandra Zumthor in merito alla raccolta firme per l'iniziativa di UDC e ASNI che mira a porre fine all’accordo sulla libera circolazione.

© Foto Maffi

di Alessandra Zumthor 

 

Dicevamo a inizio anno che queste settimane paiono segnare una svolta nei rapporti fra Svizzera ed Europa: quanto il 2017 era iniziato sui toni di un riavvicinamento e una possibile conciliazione di vedute, tanto questo 2018 parte fra malumori e schermaglie incrociate.

E se da un lato è l’Europa stessa a cambiare, a mostrare (anche per ragioni sue interne) un volto nuovo, più duro e intransigente (vedi -sul breve termine- l’irrisolta questione della limitata autorizzazione alla borsa svizzera a operare sui mercati europei, oppure -sul lungo termine- la volontà di imporre anche da noi la giurisprudenza di Bruxelles), è innegabile che la Svizzera non se ne stia con le mani in mano e risponda a tono, con reazioni che mettono in primo piano l’insofferenza per un trattamento ritenuto del tutto inadeguato.

Prima le risposte istituzionali del Consiglio federale, poi le reazioni dei presidenti di partito. Oggi -su un altro piano- il lancio concreto della più volte preannunciata iniziativa di ASNI e UDC, iniziativa detta “per la limitazione”. L’obiettivo è porre fine all’accordo sulla libera circolazione delle persone, accordo cardine fra Svizzera ed Unione Europea, la cui scomparsa trascinerebbe per altro con sé anche gli altri sei accordi del cosiddetto pacchetto “Bilaterali I” (agricoltura, ricerca, mercati, ostacoli tecnici al commercio, trasporto aereo e trasporti terrestri). L’UDC ne è consapevole e lo stesso Blocher sottolinea che l’iniziativa deve rappresentare una cesura nella politica europea della Confederazione, facendo rientrare infine nei ranghi la tanto sbandierata “questione istituzionale” e annessi giudici europei.

Non dubitiamo che -complice l’organizzazione del partito- l’UDC riuscirà a raccogliere le 100mila firme necessarie, mentre non sappiamo quale sarà la reazione di un’Europa già irrigidita.

Quel che è certo, in ogni caso, è che questa iniziativa porterà almeno un po’ di chiarezza in un panorama politico nazionale da troppo tempo alle prese con un 9 febbraio e un successivo compromesso politico che hanno creato più che altro scontento e confusione. Ora il popolo svizzero ha finalmente l’occasione di dire chiaramente quello che pensa: o firmerà (inizialmente) e voterà (in un secondo momento) per abbattere l’accordo sulla libera circolazione, affermando a chiare lettere che non ne vuole più sapere di un’immigrazione controllata da altri, oppure respingerà questa nuova iniziativa dell’UDC, e allora potremo tutti metterci il cuore in pace sul fatto che il 9 febbraio fosse “un incidente di percorso”, coscienti invece che i bilaterali sono funzionali per mantenere competitiva la nostra economia nel contesto internazionale. La velocità o meno della raccolta delle firme darà, in questo senso, già un primo segnale interessante.

 

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