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Generoso tra ingegno, coraggio e fiducia

30.03.2017 - aggiornato: 30.03.2017 - 16:09

Sulla vetta del monte è sbocciato il "Fiore di pietra" di Mario Botta, che resiste alla banalizzazione del moderno e aspira al dialogo con il creato. L'editoriale di GianMaria Pusterla.

© KEYSTONE/Ti-Press/Benedetto Galli

di GianMaria Pusterla

Li immagino quelle decine e decine di operai-minatori che nell’Ottocento in appena 16 mesi – picco, pala e dinamite, come ha ricordato il sindaco di Mendrisio Carlo Croci ieri durante la presentazione del "Fiore di pietra" sul Generoso – hanno disegnato nella natura la ferrovia a cremagliera che da Capolago porta alla vetta del Monte Generoso. Un’opera di ingegno, di coraggio, di fiducia. E sono proprio questi tre elementi che, a distanza di 125 anni,  hanno contraddistinto quella che a tutti gli effetti rappresenta e rappresenterà  la rinascita del Generoso: il nuovo ristorante panoramico “Fiore di pietra”. C’è l’ingegno di Mario Botta, un “figlio” di questa montagna, che scrutava giornalmente dalla sua Genestrerio sin da bambino. In quest’opera l’architetto ha investito il suo impegno etico, convinto che non si possa rinviare l’opportunità di avere uno spazio di vita migliore. Convinto pure che occorra resistere alla banalizzazione del moderno.  C’è il coraggio di chi (Migros) ha voluto insistere nel mantenere proprio qui, sul Generoso, un’infrastruttura turistica a beneficio dell’intera regione. A ben guardare, a beneficio di una miriade di persone che potranno continuare a salire sulla prima vera montagna del sistema prealpino e alpino per chi giunge da sud. Su una montagna che già più di un secolo fa seduceva i milanesi.  Coloro che ieri hanno partecipato alla presentazione del “Fiore di pietra” non possono che ringraziare per questo coraggio, tanta è stata la bellezza del paesaggio che si è spalancata davanti ai loro occhi. E se la curiosità di ammirare l’opera dell’architetto mendrisiense servirà per portare in vetta migliaia di persone, allora il coraggio dell’impresa sarà ripagato. E c’è, per finire, la fiducia di non rinunciare al bello e di valorizzare il nostro bene primario: la natura. Chi critica la struttura, chi ha cercato di mettere il bastone tra  le ruote alla sua costruzione lo ha fatto nel nome di un ambientalismo che uccide l’aspirazione dell’uomo e il suo dialogo con il creato e di riflesso con il Creatore. Senza questi slanci di ingegno, di coraggio e di fiducia avremmo depauperato l’aspirazione di rendere questo mondo sempre migliore.  

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