Home > Commenti

La CDU tiene, ma il modello è traballante

25.09.2017 - aggiornato: 25.09.2017 - 16:59

Il commento di Luigi Geninazzi in merito al risultato delle elezioni di ieri in Germania: "La Merkel, paziente mediatrice e maestra di tatticismo, avrà il suo bel da fare".

© KEYSTONE/DPA/Wolfgang Kumm

di Luigi Geninazzi

 

Tiene, ma è un po’ traballante, il Modell Deutschland. Tiene ancora perché Frau Merkel, sia pure ammaccata dal risultato elettorale di ieri, resta alla guida del Paese più grande d’Europa e si conferma la leader più longeva d’Occidente succedendo a se stessa per il quarto mandato consecutivo di Governo. Ma traballa l’intero quadro politico segnato dal pesante arretramento dei tradizionali partiti di massa e dall’ascesa di un partito nazionalista e xenofobo.

I democristiani della CDU-CSU scendono ben al di là del previsto calo fisiologico dovuto all’esercizio del potere, va ancor peggio ai socialdemocratici della SPD che toccano il loro minimo storico, mentre per la prima volta dagli anni Cinquanta fa il suo ingresso nel Bundestag una formazione della destra radicale, l’AFD, collocandosi addirittura come terza forza politica.

È un fenomeno che abbiamo già visto in altri Paesi ma in Germania rappresenta uno choc, sollevando il ricordo dei fantasmi del passato. Sia chiaro, l’AFD non è un partito neo-nazista (anche se risultano inquietanti certe affermazioni di alcuni suoi leader riguardo l’Olocausto). Ma la critica condotta da questo partito all’establishment in nome del popolo, la retorica violenta, la campagna piena d’insulti nei confronti della Merkel bollata come “traditrice della nazione tedesca”, suscitano sgomento.

Sotto le bandiere azzurre di “Alternativa per la Germania” si ritrovano molti conservatori fuorusciti dalla CDU che non hanno digerito la svolta sull’immigrazione impressa dalla Cancelliera quando nel 2015 aprì i confini a un milione di profughi. La Merkel si era illusa che,  ridotto drasticamente il flusso degli immigrati a partire dal 2016, ci sarebbe stato un riflusso dei sentimenti di rabbia e di protesta. Così non è stato ed ora quella che veniva chiamata “Die Mutti”, la mammina rassicurante, è diventata “la madre dell’AFD”, come ha scritto la rivista Der Spiegel,  e si ritrova sul banco degli accusati per aver provocato la voragine a destra.

La CSU, il partito fratello della CDU, roccaforte del conservatorismo democristiano, intende andare alla resa dei conti. È n queste condizioni di debolezza che Angela Merkel dovrà formare il nuovo esecutivo. Il leader della SPD, Martin Schulz, colui che avrebbe dovuto sollevare le sorti del partito più antico di Germania e l’ha invece condotto nel baratro, ha escluso seccamente l’ipotesi di una nuova “Grosse Koalition”. In questo modo la SPD intende porsi come il principale partito dell’opposizione, sottraendo questo ruolo alla destra nazionalista.

Se davvero sarà così l’unica strada percorribile per la Merkel è un governo “Giamaica” (dai colori nero, giallo e verde dei tre partiti coalizzati, Unione democristiana, Liberali della FDP e Verdi). Un esperimento del tutto inedito a livello federale per la Germania. A favore c’è il fatto che Liberali e Verdi si rivolgono allo stesso elettorato, composto dal ceto urbano e benestante. Ma sul programma le divergenze sono profonde. Sotto la nuova leadership del giovane e spregiudicato Christian Lindner che è riuscito a riportare i liberali in parlamento, la FDP è sempre più anti-europeista e anti-immigrati, agli antipodi di quanto sostenuto dai Verdi.

La Merkel, paziente mediatrice e maestra di tatticismo, avrà il suo bel da fare. L’unica certezza è che il quarto mandato della Cancelliera sarà ancor più oscillante e compromissorio dei precedenti. E la sua leadership a livello europeo risulterà ancor più opaca e indecifrabile di quella che abbiamo conosciuto negli ultimi dodici anni.  

 

 

 

Accesso e-GdP

banner_reportage_siria.jpg

banner_arte-e-cultura.jpg

banner_alberghi_albergatori.jpg

Ieri nel mondo

banner_spot_youtube_chi_siamo.png

misericordia_2015.jpg

catt-ch2.jpg

Il sito ufficiale della Diocesi diLugano

banner_caritas_ticino.jpg