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La Chiesa madre che veglia

11.10.2017 - aggiornato: 11.10.2017 - 14:16

L'editoriale del vescovo di Lugano, mons. Lazzeri, sulla riapertura della Cattedrale di San Lorenzo: "Ci guarda dall'alto, ci parla di un altro punto di vista, più chiaro".

© foto Crinari

di mons. Valerio Lazzeri

 

Si compie in questi giorni un desiderio da lungo tempo coltivato dalle varie componenti della Chiesa che è a Lugano e da tutti coloro che hanno a cuore il patrimonio di fede, arte e cultura del nostro Cantone: la riapertura della nostra chiesa madre. Molti sentimenti si affacciano al nostro cuore in tale occasione. Gioia per una grande impresa felicemente conclusa. Stupore per il risultato raggiunto. Sollievo per la conclusione di un lavoro complesso e non privo di ostacoli. Soprattutto, però, gratitudine profonda e sincera, anche sicuramente difficile da esplicitare fino in fondo, tanti sono i volti e i nomi delle persone a cui essa è dovuta.

Penso riconoscente al vescovo Pier Giacomo, che ha messo sui binari il treno che oggi giunge festosamente in stazione. All’architetto, ai suoi collaboratori, ai responsabili dell’Ufficio Cantonale dei Beni culturali, all’infinita schiera dei donatori, pubblici e privati, a tutti coloro che hanno contribuito con la loro passione, la loro professionalità e la loro competenza all’apprezzato risultato finale.

Oggi, davanti alla Cattedrale rinnovata possiamo davvero parlare di una bella e significativa avventura, coronata da una soddisfacente riuscita e insieme promessa di nuova linfa nel cammino comune, che siamo chiamati a percorrere, come appartenenti alla comunità ecclesiale, ma anche come uomini e donne sensibili alla storia del nostro territorio. Tutti infatti siamo desiderosi di custodire le testimonianze più preziose del nostro passato, ma vogliamo anche essere aperti a un futuro, da pensare nel confronto, nell’ascolto reciproco, nella collaborazione positiva all’edificazione di un vivere insieme autenticamente umano. Ed è lo stimolo che riceviamo sostando davanti a ogni affresco segnato dal tempo, al nuovo arredo liturgico, ai ritrovamenti inaspettati, messi in luce dal restauro.

Questo ha richiesto – come si può ben immaginare – uno straordinario impegno di ricerca, di studio, di approfondimento storico, artistico e culturale. Ne è risultata un’ampia messe di dati che ha permesso di conoscere meglio molti aspetti del monumento. Le pubblicazioni previste non mancheranno di renderne conto.

L’esperienza fondamentale per tutti sarà però quella dell’entrare in Cattedrale: per una celebrazione, una visita, una sosta silenziosa sotto le sue volte. Visitate il nostro San Lorenzo restaurato! Non fatevi sfuggire i particolari! Lasciatevi stupire dai colori, dalle espressioni dei santi nelle cappelle, dalla nobile semplicità dei nuovi elementi liturgici! Non c’è angolo che non sorprenda e non affascini. Vi possiamo riconoscere le tracce della fede, del fervore, della speranza dei nostri antenati. Vi sono raccolti gli aneliti, i gemiti e le attese delle persone che di volta in volta vi hanno messo mano. Se ne possono intuire gli slanci e le contraddizioni.

Alla fine però, come per incanto, tutto si unifica e converge sull’essenziale: la Cattedrale è la casa del popolo di Dio, il luogo dove si celebra l’unità della Chiesa locale, raccolta attorno al suo Vescovo. Qui la cattedra, l’altare e l’ambone sono solido, silenzioso e permanente rimando all’Origine, alla predicazione apostolica della morte e risurrezione di Gesù Cristo, Signore della storia e del mondo, alla celebrazione della Salvezza, accessibile al cuore della città degli uomini.

 Anche la stessa collocazione della nostra Cattedrale ha una sua eloquenza. Essa guarda dall’alto le strade, le case e le piazze, dove ci muoviamo ogni giorno. Da secoli ci parla di un altro punto di vista possibile, più chiaro, semplice e vero, sulle cose del mondo, sulle nostre relazioni, sui nostri grovigli e sulle nostre paure. Mi auguro davvero che la sua riapertura ci aiuti a realizzarne con nuovo vigore il messaggio, religioso per chi crede, di civiltà per tutti. 

 

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