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La libera scelta di Maria

08.12.2017 - aggiornato: 08.12.2017 - 10:04

Il commento di don Massimo Braguglia in occasione dell'Immacolata Concezione che "ci ricorda che Maria è la Parola di Dio vissuta e ciò è possibile anche a ciascuno di noi". 

di don Massimo Braguglia

 

Sono in auto, squilla il mio cellulare e rispondo, tramite la connettività Bluetooth, con controllo vocale e dispositivo mani libere. È una delle redattrici di Catholica che mi chiede se sono disposto a scrivere un breve commento sulla solennità dell’Immacolata Concezione, da pubblicare sul Giornale del Popolo. Il mio primo pensiero è: “con tutto quello che ho da fare, ci mancava anche questa richiesta”. Sono tentato di declinare la richiesta, accampando una qualche scusa ragionevole. Dentro di me, però, una voce mi suggerisce di accettare l’invito. Mi fido e dico di sì. 

Fatte le debite proporzioni, anche Maria, dentro la sua quotidianità, ha ricevuto una richiesta inaspettata e che sicuramente l’ha spiazzata: la disponibilità a diventare la Madre del Figlio di Dio. Anche lei aveva altro da fare, aveva un altro progetto per la sua vita: quello di formare una famiglia con Giuseppe. A una lettura distratta del Vangelo proposto in questa solennità, più che una richiesta, quella dell’angelo sembra un comando: “ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù”. Dove sta la libertà di scelta di Maria? Sta tutta nel saluto iniziale, in qual “rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te”.

Dio da sempre l’ha fatta oggetto della sua benevolenza, della sua attenzione, del suo amore. Da sempre ha pensato a lei per restaurare il suo progetto iniziale, rovinato dal no dei progenitori. A Maria non è imposto nulla, le è unicamente chiesto di fidarsi di Dio, di fargli anzitutto spazio nel suo cuore e, prima ancora di generare Gesù nel suo grembo, di accogliere la parola di Dio. È unicamente dentro quest’accoglienza della parola che Maria può generare in lei la Parola incarnata, Gesù. E questa capacità e disponibilità saranno lodate anche da Gesù quando una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: “Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!”. Ma egli disse: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!”.

La solennità non è unicamente la commemorazione di un avvenimento unico e irripetibile, qual è quello di una donna preservata dal peccato originale fin dal suo concepimento; di questo Maria non ha alcun merito perché è stato Dio ad accordarle questa peculiarità e se noi ci fermassimo unicamente a questa caratteristica faremmo di lei qualcosa di inavvicinabile, d’inimitabile, che dice poco o nulla alla nostra vita quotidiana. Beata lei… potremmo solo sospirare. Certo, beata lei, ma non per il privilegio che le è stato accordato, ma perché capace di ascoltare e di osservare la Parola di Dio.

L’Immacolata Concezione ci ricorda che Maria è la Parola di Dio vissuta e questo è possibile anche a ciascuno di noi. E se diciamo di amare Maria, dimostriamolo concretamente, imitandola nell’ascolto e nell’osservanza della Parola. Diventiamo anche noi Parola di Dio viva.  Ecco il sì che Dio si attende anche da noi: ascoltare la sua Parola e metterla in pratica.

Una mistica del XX secolo, Chiara Lubich, raccontò che una volta, entrata in una chiesa con il cuore pieno di confidenza, chiese a Gesù perché fosse rimasto sulla terra, su tutti i punti della terra nella dolcissima Eucaristia, e non ha trovato, lui che è Dio, una forma per portarvi e lasciarvi anche Maria. Nel silenzio le sembrò rispondergli: “Non l’ho portata perché la voglio rivedere in te”. Questo “in te” Gesù l’ha chiaramente indicato nel Vangelo: “Chi è mia madre, e chi sono i miei fratelli?” E, stendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: “Ecco mia madre e i miei fratelli!  Poiché chiunque avrà fatto la volontà del Padre mio, che è nei cieli, mi è fratello e sorella e madre”.

 

 

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