Home > Commenti

La rete che schiaccia la vita

17.05.2017 - aggiornato: 17.05.2017 - 14:47

L'editoriale di Gregorio Schira in merito a "Blue Whale", il "gioco" nato in Russia che ha già portato decine di giovani a togliersi la vita. "Sono lasciati completamente soli".

© Keystone

di Gregorio Schira

 

Suicidarsi per gioco. Ma per davvero. È l’ultima prova da superare in un percorso online che negli ultimi mesi si sta diffondendo anche in Europa. Il gioco si chiama “Blue Whale” (Balena Blu), è stato creato da un giovane russo (per fortuna già arrestato) e prevede il superamento di cinquanta prove, una più cruda e agghiacciante dell’altra. L’ultima - “vinta” già da almeno 157 ragazzi - è il suicidio. 

Davanti a un fatto del genere non possiamo non interrogarci. Anzitutto sull’ormai evidente pericolosità di un mondo - quello della rete - in cui i nostri giovani sono lasciati completamente soli. Perché si può - con tanta fatica - chiudere un occhio quando si parla di privacy violata (e in questo i social network sono campioni), di videogame violenti o di “alienazione” da mondo virtuale. Ma è del tutto inaccettabile che uno stupido gioco online porti alla morte.

Di fronte a tutto ciò, i nostri figli sono soli. Abbandonati nelle mani di persone - come il creatore della “Balena Blu” - che arrivano a giustificare i loro atti dicendo di voler «selezionare gli scarti biologici, quelli più facilmente manipolabili, che avrebbero fatto solo danni a loro stessi e alla società». E la colpa, prima di tutto, è di noi adulti. Non solo e non tanto perché “non li controlliamo”. Ma piuttosto perché non siamo in grado di offrire loro un’alternativa interessante.

Cosa cercano i giovani d’oggi? Cosa vogliono? Cosa desiderano? Niente più e niente meno di quello che cercavamo noi o i nostri genitori. Il loro bisogno, alla radice, è lo stesso che abbiamo anche noi: quello di dare un senso alla nostra vita, di soddisfare il nostro desiderio di felicità, di pienezza, di bellezza.

Gli anni della giovinezza sono, in questo senso, i più preziosi. Perché lo slancio, l’entusiasmo, le ferite, le domande che hanno i giovani sono ancora freschi, desiderosi, sinceri. E chi può ascoltare il loro grido se non noi adulti? Chi può proporre loro una strada se non noi? Chi può mostrare loro una risposta se non noi?

Qui sta il punto. Se i giovani oggi buttano via la loro vita (e non penso soltanto al “Blue Whale”, ma a tutto un mondo in cui i “mi piace” si sono sostituiti agli incontri personali, i “selfie” hanno dato sempre più peso al nostro egocentrismo e le nostre scelte e decisioni sono sempre più manipolate - a nostra insaputa - da un sistema che ci addomestica e ci spinge a fare ciò che vuole) è perché davanti a loro non hanno un esempio da seguire. Anzi, hanno forse un esempio da non seguire: quello di adulti che per primi hanno dimenticato, accantonato, anestetizzato il loro desiderio di felicità. Di una felicità vera, non effimera.

Accesso e-GdP

banner_reportage_siria.jpg

banner_arte-e-cultura.jpg

bellinzon-1.jpg

Ieri nel mondo

banner_spot_youtube_chi_siamo.png

misericordia_2015.jpg

catt-ch2.jpg

Il sito ufficiale della Diocesi diLugano

banner_caritas_ticino.jpg