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L’audacia di Francesco in Egitto

28.04.2017 - aggiornato: 28.04.2017 - 16:15

L'editoriale di Cristina Vonzun sul viaggio del Papa, tappa storica del processo di riavvicinamento tra il Vaticano e il centro più importante del pensiero musulmano, l’Università di al-Azhar.

L'incontro tra il Papa Francesco e l'imam egiziano Ahmad Muhammad al-Tayyib in Vaticano nel maggio del 2013.

© EPA/L'OSSERVATORE ROMANO

do Cristina Vonzun

 

Un viaggio breve ma delicatissimo e storico è quello che Francesco compie tra oggi e domani in Egitto, sicuramente il più rischioso dal punto di vista della sicurezza tra le visite che il Papa ha effettuato nei 27 Paesi in cui si è recato dall’inizio del Pontificato. Lo si evince da quanto accaduto nelle settimane precedenti con l’attentato della Domenica delle Palme che ha ucciso decine di cristiani copti a Tanta e Alessandria. Questo è l’elemento più immediato del viaggio: Bergoglio, con un’audacia che abbiamo già visto in azione a Bangui, in Centrafrica, va di persona in una zona calda del mondo. Il Papa così porta anzitutto la solidarietà e l’amicizia dei cattolici a tutto il popolo egiziano vittima della violenza che colpisce il Paese e in particolare ai cristiani copti che molto spesso sono presi di mira. I cristiani in Egitto stanno pagando un tributo altissimo, preda dei gruppi filo ISIS che colpendo i copti cercano di fomentare un conflitto interreligioso, in un momento in cui invece l’unità nazionale pare profilarsi, dopo le tempeste seguite alla Primavera araba egiziana. 

Il viaggio segna poi una tappa storica del lungo processo di riavvicinamento tra il Vaticano e il centro più importante del pensiero musulmano, l’Università di al-Azhar e il suo Imam. Il Papa oggi varcherà la soglia di al-Azhar e pronuncerà un importante discorso alla conferenza internazionale per la pace che lì si svolge. Questa visita e il suo messaggio hanno un potenziale enorme, anzitutto dal punto di vista comunicativo ed emotivo. Al-Azhar vanta oltre mille anni di storia, settanta Facoltà universitarie e studenti provenienti da oltre cento Paesi, rappresenta un mondo in contatto con buona parte dell’universo islamico attraverso i suoi allievi e professori. L’impatto diffuso dai media e nella rete sociale di un Papa che entra e dialoga in quel contesto è un messaggio di pace inviato non solo a tutto l’Egitto ma anche a tanti musulmani nel mondo, un messaggio fraterno di incontro rinnovato. C’è bisogno, infatti, di questo gesto. La storia antica e recente del dialogo tra Vaticano e al-Azhar è stata turbata nel 2011, all’indomani della strage di copti perpetrata nella notte di Capodanno in una chiesa di Alessandria, da una reazione di incomprensione delle autorità islamiche per la condanna che papa Benedetto espresse di quell’eccidio. Per i vertici di al-Azhar le oneste parole di Ratzinger rappresentarono un’ingerenza negli affari interni dell’Egitto e il disagio di al-Azhar ebbe una ripercussione su buona parte del mondo islamico. Oggi i tempi sono cambiati, è diversa la situazione politica dell’Egitto, è diverso il peso che i copti e i musulmani moderati hanno sulla scena interna. I cristiani contano sempre di più nel processo di pace interno al Paese e proprio per questo sono nel mirino dei gruppi filo ISIS. Che il clima nei rapporti con il Vaticano sia cambiato, lo si è visto anche quando Francesco stesso ha pronunciato alle Palme, poco dopo gli ultimi attentati contro i copti, una chiara condanna di questi fatti di sangue senza suscitare alcun disappunto per la temuta ingerenza da parte dei vertici egiziani. Bergoglio va quindi in Egitto per mandare un messaggio di fratellanza e cooperazione a buona parte del mondo islamico, rafforzare il dialogo tra il Vaticano e al-Azhar e contribuire a sostenere il processo di pace interno al Paese, contro tutti i tentativi violenti messi in atto dall’ISIS in questi mesi. Non scende a compromessi comunque, tanto che oggi visiterà alcuni luoghi dove i cristiani sono stati uccisi di recente e lì pregherà. Una visita senza dubbio audace in una terra dove si gioca la partita tra chi vorrebbe impossessarsi delle religioni per piani di divisione, odio e guerra e chi invece mostra al mondo che Dio e le fedi sono chiamate ad essere protagoniste di riconciliazione, pace e unità.

 

 

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