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L’eredità dell’antica BSI a EFG

16.03.2017 - aggiornato: 16.03.2017 - 15:45

L'editoriale di Corrado Bianchi Porro sulle conseguenze della scomparsa dell'istituto bancario ticinese che avverrà ufficialmente già tra qualche settimana.

di Corrado Bianchi Porro

 

Salvatore De Matteis, notaio napoletano, ha pubblicato una raccolta di testamenti olografi. I documenti se la prendono coi parenti prossimi. Li ho letti mentre andavo a Zurigo alla conferenza stampa EFG-BSI, preludio della scomparsa dell’istituto che avverrà ufficialmente tra qualche settimana, prima del previsto. Li ho letti come atto d’accusa contro la FINMA che è stata assieme giudice e boia della più antica banca ticinese ora destinata a tirare le cuoia, non comprendendo come a Singapore s’era installata un’altra banca di malavitosi, estranea alla storia dell’istituto.

Il primo documento recita: «Testamento scritto da me medesimo lucido di mente, scritto a mano contro mia moglie. Se morisse prima mia moglie, sarei grato a San Gennaro a ceri e fiori finché campo. Quando sarò morto cercate il mio testamento qui presente dietro all’armadio (non pensate agli scheletri negli armadi, per cortesia). Se non lo cercate dietro all’armadio, non lo trovate e allora è inutile che lo cercate». Il secondo recita: «Sono disamorato di chi doveva guardarmi, ha scialacquato tutto. A lei non lascio nemmeno le impronte su questo foglio. Non ciò altro. Se resta qualcosa, nomino erede universale mia nipote. Se no, basta il pensiero. E così sia».

Perché mai BSI deve scomparire? Per una sorta di lesa maestà? Che non sia più nominata invano? C’è di buono che l’eredità sembra transitare in mani più ragionevoli di quanto si temesse agli esordi. La quota «ticinese» resta la più importante del nuovo gruppo EFG, ci ha commentato ieri a Zurigo Giorgio Pradelli, Deputy CEO & CFO di EFG International. La Sala mercati, per esempio, sarà localizzata in Ticino e ci sono persone che si sposteranno da Ginevra a Lugano. La temuta decapitazione della sede ticinese in sostanza al momento non si vede. Il taglio più sensibile avverrà con la migrazione dell’informatica alla fine del quarto trimestre.

Prima, resteranno due piattaforme e si avrà il tempo di prendere i provvedimenti necessari con i rappresentanti del personale ed i sindacati per fare le cose «con buon senso e prestando la dovuta attenzione alle situazioni personali». Per il resto,  non vi sono preclusioni. Ovviamente, spiega Giorgio Pradelli, la piazza ticinese, una volta terminata la buriana, dovrà, come tutte, riprendere a crescere con le masse. Se si cresce si continua a investire e ovviamente il gruppo crede nell’attualità e nella competenza, stabilità e professionalità della piazza finanziaria elvetica, una volta che sia esaurito anche il capitolo di incertezza legato alla fine del segreto bancario e alle varie Voluntary Disclosures con lo scambio automatico delle informazioni finanziarie.

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