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L'ingiusta intesa autoctona

08.03.2018 - aggiornato: 08.03.2018 - 17:59

L'editoriale di GianMaria Pusterla sulla fine della LIA: "Ora ci si aspetta passi puntuali, mirati e concordati con gli attori economici per difendere il nostro mercato del lavoro".

di GianMaria Pusterla

 

Ricordo ancora quell’unico pallino rosso in mezzo a tanti verdi sullo schermo che mostrava l’esito di una votazione in Gran Consiglio: era il rifiuto alla nuova legge sulle imprese artigianali (LIA) espresso dal deputato popolare democratico Carlo Luigi Caimi. E la motivazione per la quale Caimi aveva detto no è la medesima che si ritrova ora nelle sentenze del Tribunale amministrativo: le disposizioni normative cantonali della LIA non reggono di fronte alla legislazione superiore (quella federale). 

Come volevasi dimostrare. Oggi il castello dentro il quale la politica aveva illusoriamente rinchiuso tutta la sua voglia di dimostrare ai cittadini l’impegno per salvaguardare il lavoro autoctono è pronto ad essere assaltato. 

Non è valso a nulla alzare il ponte levatoio e sperare di essere autosufficienti. Si era, allora, proprio alla vigilia delle elezioni cantonali (marzo 2015) e tutte le formazioni politiche si erano convinte che quella della LIA fosse una mossa giusta per combattere il fenomeno dei padroncini. Bisognava dare un segnale politico e non si è guardato in faccia alla realtà, che da una parte è costellata da (condivisibili) regole democratiche già in vigore (le leggi) che determinano il funzionamento del nostro Stato federale, e dall’altra è formata dai nostri attori economici, persi di vista in questo caso, soprattutto quelli più piccoli, che forse avrebbero voluto altre forme di intervento per “difendersi” dall’invasione da sud.

C’era stato subito un singolo artigiano che aveva osato criticare la LIA. E da solo aveva raccolto più di 4mila adesioni per chiederne l’abrogazione. Oggi Andrea Genola si vede riconosciuto il suo impegno quasi donchisciottesco (noi in un editoriale a sostegno della sua azione l’avevamo paragonato a Davide che si batte contro Golia). Ma non esulta, Genola. È triste per quei suoi 85 colleghi artigiani che nel frattempo - a suo dire a causa della LIA - non hanno più battuto chiodo e si son visti costretti a chiudere bottega. Dopo la decisione del Parlamento - che dovrà prendere atto (come ha fatto ieri il Governo) della realtà legislativa e decretare la fine della LIA - ci si aspetta ora passi più puntuali, mirati e concordati con gli attori economici per comunque difendere il nostro mercato interno del lavoro. 

Un esercizio quasi pedagogico-didattico per i nostri politici: entrare - al di là e al di sopra dei facili proclami propagandistici - nella carne viva del problema; sviscerare i pro e i contro; soppesarne effetti e conseguenze; mediare soluzioni attraverso il compromesso. Senza vendere le ricette attraverso i media, ma lavorando all’interno dei gruppi politici, per poi passare in commissione e, alla fine, in parlamento. Buon lavoro!

 

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