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Lo Stato, i cittadini e i conti

28.09.2017 - aggiornato: 28.09.2017 - 15:26

L'editoriale di GianMaria Pusterla in merito al positivo Preventivo 2018 del Canton Ticino: "Esistono spazi di manovra per una riforma fiscale ancora più ampia".

© Immagine d'archivio

di GianMaria Pusterla

 

Dunque i conti del Cantone nel 2018 chiuderanno con un leggero utile. È quanto viene ipotizzato dal Preventivo per l’anno prossimo presentato ieri dal Governo. Occorre subito dire che già il consuntivo di quest’anno potrebbe fare emergere una chiusura positiva, a fronte di un deficit stimato nel Preventivo 2017 di 33 milioni di franchi. Lo dicono i dati di preconsuntivo diramati di recente. Quindi, rispetto al piano finanziario elaborato a inizio Legislatura, con ben due anni di anticipo si giungerebbe al pareggio dei conti. Una bella notizia, non c’è dubbio, a cui facciamo seguire alcune considerazioni.

Come scritto su questo giornale martedì, sia i conti del 2018, ma ancora di più quelli del 2017 e del 2016 sono stati positivamente influenzati dalle entrate delle autodenunce legate alla mini amnistia fiscale (quella lanciata a livello nazionale). Nel 2017 il fisco cantonale incasserà ben 45 milioni di franchi (si pensava potessero essere al massimo 17) e nel 2018 altri 37 milioni di franchi. Al di là di quelle che possono essere le reticenze di natura etica sulle amnistie, crediamo che una vera amnistia cantonale – quella che non è stata voluta – avrebbe certamente portato all’amministrazione cantonale, ma soprattutto poi all’economia e a tutta la società ticinese, introiti decisamente più elevati. E oggi si sarebbero aperti veri spazi di manovra per impostare una politica di rilancio cantonale. Ma così non è. 

Erano circa 30 anni che il Cantone non presentava un preventivo con un utile d’esercizio. Le manovre di risparmio elaborate da Governo e Parlamento e approvate e digerite anche dai cittadini hanno contribuito a raggiungere questo obiettivo. Occorrerà però un ulteriore sforzo: oggi la spesa dello Stato, in particolare per pagare la macchina burocratica, non è diminuita, si è solo riusciti a rallentarne la crescita. In quest’ottica gli sforzi da fare (e non stiamo parlando di tagli sul sociale) sono ancora numerosi.

Il Consiglio di Stato, presentando il Preventivo 2018, chiede che «la politica riesca a far fronte comune e a utilizzare in maniera efficace i ritrovati margini di manovra, fissandosi delle priorità, con l’obiettivo di risanare il bilancio dello Stato e quindi mantenere l’equilibrio strutturale raggiunto. Saper gestire responsabilmente le finanze pubbliche, senza cedere alle pressioni politiche di corto termine, è quindi la sfida che la politica dovrà cogliere nel prossimo futuro». Giusto: i tanto noti “assalti alla diligenza” appena il bottino si fa interessante dovrebbero essere tenuti a bada.

È però anche vero che questi conti – con i cittadini (le persone fisiche) e con le aziende (le persone giuridiche) che versano sempre più soldi allo Stato (i ricavi fiscali dal Consuntivo 2016 al Preventivo 2018 sono saliti di 57 milioni di franchi) – ci dimostrano che esistono spazi di manovra per una riforma fiscale più ampia rispetto al “pacchettino” presentato dal ministro Vitta dieci giorni fa. Questo proprio perché cittadini e aziende il loro denaro lo danno al Cantone (gli introiti fiscali totali calcolati per il 2018 sfiorano i 2 miliardi di franchi, 1.956,9 milioni di franchi per l’esattezza).

Attendersi una riflessione ampia su questo tema, che metta in rilievo i benefici e non solo le paure su eventuali sgravi fiscali, con una proposta globale è un atto dovuto a tutti coloro che contribuiscono al benessere della nostra società. E se c’è qualcuno in grado di farlo, trovando convergenze, idee e critiche costruttive da ogni schieramento politico (sì anche dalla sinistra…) questi è proprio il direttore delle finanze Christian Vitta, forte dei successi ottenuti in questi due anni nel risanamento dei conti statali. 

 

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