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Ma a Faido non c'è storia, non c'è natura

22.12.2017 - aggiornato: 22.12.2017 - 16:05

GianMaria Pusterla, con un titolo evidentemente ironico, spiega perché non convince la decisione del Governo di assegnare a Locarno il Museo di storia naturale.

© Immagine d'archivio

di GianMaria Pusterla

 

Non ci convincono proprio la procedura e poi le motivazioni che hanno indotto mercoledì il Consiglio di Stato, e Zali in particolare, ad assegnare a Locarno il futuro Museo di storia naturale, oggi “impiccato” nel più che vetusto palazzetto delle scienze che sorge accanto al Liceo di Lugano.

Sulla procedura è fin troppo facile rilevare come le sette proposte avanzate dagli enti locali, che si sono messi in fila per rivendicare la sede museale, siano state considerate al pari di zero. In una scheda informativa, che il Governo ha allegato mercoledì all’attenzione degli organi di stampa, si riferisce a grandi linee l’iter intrapreso per la scelta della futura ubicazione. Si danno, è vero, alcune indicazioni di merito su questa o quest’altra destinazione, aggiungendo poi al termine un capitoletto dedicato alla candidatura di Faido, che con i suoi due storici alberghi - debitamente modificati - era pronto a ospitare questo spazio espositivo.

Quasi una excusatio non petita a ben guardare, in cui si elencano tutti gli elementi negativi per affossare la proposta. Proposta che invece - come diremo in seguito - ha meriti decisivi per tale tipo di museo. Mercoledì non si sapeva ancora che a distanza di 24 ore il Governo avrebbe poi deciso di firmare il messaggio con cui destinare 50 milioni di franchi per la riqualifica del fondovalle di Airolo, dopo la realizzazione della seconda galleria autostradale.

Se il Governo pensa che questi 50 milioni fossero già un “compenso” adeguato per sostenere la Leventina pecca di superficialità. È solo un dovuto intervento per sanare le ferite che la costruzione della galleria avrebbe inferto ad Airolo. Si tratta di un investimento di natura fisica, infrastrutturale. Importante per lo sviluppo del territorio in quella località, ma che non apporta quel surplus legato a un’iniziativa culturale come invece potrebbe fare un museo. E non un museo qualsiasi: un museo di storia naturale inserito nel contesto di una regione, che scendendo dal massiccio del San Gottardo e facendo con esso un tutt’uno sta come una partita di calcio allo stadio San Siro di Milano. Una sede che avrebbe permesso la rivalorizzazione di una tratta ferroviaria che avrà sempre più un ruolo turistico. Che avrebbe, appunto, dialogato con il territorio naturale (e con istituti universitari che davvero studiano il territorio come il Centro di biologia alpina di Piora).

La sola motivazione dei costi elevati per adattare i due alberghi a sede museale non può inficiare la bontà della proposta. Assegnare il museo a Locarno e pensare che il ruolo turistico e culturale della regione del Verbano farà affluire frotte di visitatori è un errore. Ci vuole un progetto forte che possa far da traino a una regione. Qui si è voluto fare il contrario. Speriamo che quando il messaggio sul finanziamento passerà in Parlamento qualcuno abbia qualcosa da ridire...

 

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