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Nutrono la nostra ingordigia

11.01.2017 - aggiornato: 12.01.2017 - 15:07

Il commento di Paolo Galli sulla recente decisione della FIFA di ampliare i Mondiali a 48 squadre.

foto web

di Paolo Galli

Andrò controcorrente, ma l’idea di un Mondiale così apparentemente folle, oltre che gigantesco, mi stuzzica. Il fatto poi è che certe lamentele – in nome di un romanticismo che non c’è più – lasciano il tempo che trovano. Spesso arrivano da chi, a tutti gli effetti, nutre quello stesso mercato del calcio globale sotto altre forme, per esempio comprando ai propri figli ogni volta scarpe con i tacchetti all’ultima moda, spendendo quindi capitali, oppure pretendendo di vedere in Tv ogni singola partita di ogni grande campionato europeo – già, non fanno che nutrire la nostra ingordigia –, commentandole poi aspramente attraverso i social, non all’interno di Bar Sport che neppure considerano più.

I tempi passano, ora e in futuro, certo, ma sono sempre passati, per definizione: il calcio è questo, un movimento in espansione territoriale che, per mantenere il proprio statuto, è costretto a continuare a espandersi. È entrato in un circolo vizioso, e noi con esso. La nostalgia stessa fa parte del gioco. Rimpiangiamo gli Ottanta e i suoi campioni – come potremmo non farlo, visto che ci ricordano l’infanzia, la giovinezza? –, gli stadi pieni, ma siamo i primi a sederci volentieri sul divano, telefonino in mano, idolatrando gli Higuain e gli Icardi di turno. Non soltanto perché è questo ciò che passa il convento, ma perché siamo entrati sin da bambini in questo meccanismo, fatto di passione più o meno malata. Tornare indietro non si può più, perlomeno dal punto di vista della partecipazione, lo si è capito.

E allora, svilita l’esclusività che caratterizzava i grandi appuntamenti, tanto vale esagerare nell’inclusione e sperimentare. Come con i gironi a tre, che hanno poco senso nelle dinamiche calcistiche – lo ricordiamo dal 1982... –, ma che potrebbero anche regalare spunti e maggiore tensione. E poi ci faranno discutere, sì, via social, ahinoi, e sfogare. Il vecchio ruolo dello sport associato alla mediatizzazione. Il ruolo di sempre, già, tra economia e sentimenti, tra tante contraddizioni.

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