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Previdenza 2020, "meglio l'uovo oggi"

19.09.2017 - aggiornato: 19.09.2017 - 16:58

Nel suo editoriale Alessandra Zumthor si esprime sulla riforma in votazione domenica, il 24 settembre. Un cambiamento nel sistema pensionistico atteso da tanti anni.

© Foto dal web

di Alessandra Zumthor

 

L’elezione di un nuovo consigliere federale è fatto importante, tanto da diventare storico per noi ticinesi qualora la scelta dell’Assemblea federale premiasse finalmente uno svizzero italiano. E il nostro giornale ha dedicato e dedicherà molto spazio a questo momento. In una settimana così piena per la politica svizzera e ticinese si corre il rischio però di far passare in secondo piano un altrettanto importante appuntamento, quello con le urne sia sul piano nazionale sia su scala cantonale. E allora anche il GdP vuole dire la sua, nel rispetto di opinioni e pensieri differenti, in particolare qui sulla riforma 2020.

Un cambiamento di alcune norme del nostro sistema pensionistico che - lo dico subito - s’ha da fare. Certo, il compromesso uscito dalle Camere federali poteva essere migliore, anche alla luce della proposta del Consiglio federale, ma i veti incrociati e le differenti correnti hanno portato a questa soluzione che siamo chiamati ad approvare o a respingere.

È il risultato, come sempre, del compromesso elvetico: quella capacità tutta nostra di guardare in faccia al problema, di cercare soluzioni che tengano conto di opposte rivendicazioni per riuscire a proporre un progetto socialmente ed economicamente responsabile. Senza perdere tempo. E questa del tempo a mio giudizio è una delle motivazioni che spinge a sostenere l’attuale riforma, attesa da troppi anni. Buttare tutto a mare, malgrado le promesse dei contrari che ci assicurano che una nuova riforma nascerebbe in poco tempo (ma sempre di anni stiamo parlando), è un passo troppo rischioso, se pensiamo alla necessità di copertura dell’AVS.

Il decreto federale sul finanziamento supplementare dell’AVS prevede che - dal 2018 - 0,3 punti percentuali di IVA, che fino alla fine del 2017 sono destinati all’AI, verranno versati all’AVS. Inoltre dal 2021 l’IVA verrà aumentata di 0,3 punti percentuali per garantire all’AVS un ulteriore finanziamento. Rispetto ad oggi, l’aggravio complessivo per i consumatori sarà di soli 30 centesimi per ogni 100 franchi di spesa. Come ha messo in evidenza nei giorni scorsi l’OCST «è certamente un aggravio più che sopportabile vista la posta in gioco.

La struttura demografica della nostra società richiede un finanziamento aggiuntivo per sostenere le attuali rendite». Un altro punto delicato è legato all’innalzamento a 65 anni dell’età pensionabile per le donne. Una pillola resa però meno amara da alcune “compensazioni”, come l’aumento della rendita di 70 franchi e il pensionamento flessibile, che permetterebbe alle donne di andare in pensione comunque un anno prima senza una perdita sostanziale. Insomma: soluzioni praticabili per puntellare il nostro sistema sociale nel delicato settore della previdenza vecchiaia.

 

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