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Raccontare Federer nel presente

03.01.2018 - aggiornato: 03.01.2018 - 14:48

Nel suo editoriale Paolo Galli presenta il "nuovo" modo in cui interpreteremo i fatti dello sport, che proveremo a leggere attraverso analisi e approfondimenti.

© EPA/RICHARD WAINWRIGHT

di Paolo Galli

 

Lo sportivo del 2017 è stato Roger Federer. Non si accettano discussioni. Ma non è che non le accettiamo per partito preso – massì, forse anche un po’ per quello –, il fatto è che il suo ritorno ai massimi livelli è stato qualcosa di davvero eccezionale. Che sia stato favorito dal contemporaneo crollo degli avversari, be’, non fa che dare ulteriore forza alla sua unicità, al suo essere, per natura, il campione dei campioni. La bellezza, la purezza se preferite, applicata al gesto sportivo. Ma anche l’intelligenza nella gestione, la conoscenza estrema dei propri limiti, fisici e mentali. È il limite a fare la differenza, quindi la consapevolezza legata a esso. Non è farina del nostro sacco, è saggezza degli antichi greci: conosci te stesso; niente di troppo; ottima è la misura... Nel tempio di Apollo di Delfi figurava anche un’altra massima, quella secondo cui dietro una promessa si nasconde un danno. Non è il caso di farne, allora, di promesse. Lo sa bene Federer, che in fase di programmazione ha deciso di non guardare più in là degli imminenti Australian Open, ma lo sappiamo anche noi, di fronte a questa nuova opportunità mediatica che il Giornale del Popolo ha concesso a se stesso e, nel caso particolare, alle proprie pagine sportive. Di sicuro cambierà – è già cambiato, d’altronde – il modo in cui interpreteremo i fatti dello sport, che proveremo a leggere attraverso analisi e approfondimenti, rinunciando al contempo a essere battuti (da televisioni e radio, ma soprattutto da internet – dal nostro stesso sito –, dai social) nella ricerca della cronaca fine a se stessa. Un cambiamento doveroso e, appunto, consapevole, da noi effettuato agli albori di un’annata che promette – lei sì, poco saggia, come da tradizione di questi tempi – tante storie, storie che chiederanno quindi di essere raccontate. Le cercheremo ai Giochi olimpici di Pyeongchang e poi ai Mondiali di calcio di Russia – eh sì, si guarda a Est, nel 2018 –, ma anche dalle nostre parti, sui nostri campi da calcio e sulle nostre piste da hockey, perché la nostra attenzione continuerà a essere rivolta soprattutto a ciò che ci permette un’identificazione diretta. Lo sport è quella roba lì, d’altronde, un’opportunità che ci viene data per essere parte di qualcosa, di una comunità. Tifare Federer è una libidine individuale, sì, ma ha un senso collettivo che travalica l’individuo e che non ha solo a che fare con la nazionalità. Lo hanno detto e scritto altri, forse esagerando: Roger Federer come religione. Sarà così, se oggi, 3 gennaio 2018, non aspettiamo altro che l’inizio di un nuovo torneo dello Slam, di una nuova occasione per vedere all’opera il campione dei campioni e, dal nostro punto di vista, per raccontarlo. A nostro modo.

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