Home > Commenti

Se 11 miliardi vi sembran troppi

02.10.2017 - aggiornato: 02.10.2017 - 15:54

Il commento di Remigio Ratti in merito al piano del Consiglio federale per incrementare, entro il 2035, i collegamenti ferroviari. "Tutto bene? Dipende...".

© Immagine d'archivio

di Remigio Ratti

 

Il Consiglio federale ha lanciato un piano da 11,5 miliardi per incrementare entro il 2035 i collegamenti ferroviari. Previste 200 misure infrastrutturali. “Una vagonata di miliardi sulla rete ferroviaria” riferisce il GdP nella prima di sabato scorso. “Viel Bahn für Zürich” titola più precisamente la Neue Zürcher Zeitung, precisando come Zurigo, ricevendo la metà di questi crediti, sia il focus del progetto. Segue l’asse lemanico con 1 miliardo, poi... tanto per essere in sintonia con il federalismo elvetico... le altre 190 misure, di cui il tram Bioggio-Lugano, per 240 milioni. Tutto bene? Dipende dal giudizio sull’impostazione politica e sui criteri pianificatori adottati.

Tutto dà l’impressione di un pacchetto istituzionalmente ben ingessato, anche se la procedura di consultazione durerà fino a fine anno e il messaggio andrà a fine 2019. Perché? Politicamente, afferma la consigliera federale Doris Leuthard, costruite le gallerie di base dell’asse nord-sud è l’ora delle relazioni est-ovest. È l’ora di soddisfare la domanda della Svizzera metropolitana applicando il criterio prioritario della capacità dell’offerta e della produttività; togliendo colli di bottiglia e assicurando un orario cadenzato fino a 10-15 minuti sugli assi più congestionati, nei limiti del rispetto delle regole di bilancio. Alle possibili obiezioni il ministro risponde: è un processo per passi successivi: il 2040, il 2050.

Eppure, per chi pensa a lungo termine e in termini strategici, gli interrogativi sono molti. Li possiamo solo elencare. Per chi volesse un approccio di fondo citiamo il nostro capitolo “Trasporti e grandi infrastrutture” in L’economia elvetica nella globalizzazione (Dadò 2017).

Il pacchetto 2035 abbandona ormai ogni velleità di scelta tra scenari di sviluppo territoriale. Il Governo federale, e di fatto finora le Camere federali, sembrano aver arbitrato (...) per un contratto sociale non scritto, adeguandosi con questo approccio tecnocratico al trend di un ulteriore rafforzamento della svizzera metropolitana, ora, sempre più Zurigo-centrica. Processo ineluttabile? Non illudiamoci allora di veder ancora assicurata in futuro quella rete di infrastrutture ferroviarie pubbliche di cui la Svizzera va fiera ma che soccombe per l’esplosione dei costi di manutenzione. Quest’ultimi condizionano la capacità d’investimento nel sistema complessivo di mobilità, i cui bisogni sono valutati ad almeno il doppio di quanto proposto.

Anche per questo la proposta è dominata da criteri di produttività aziendale. Essi non sono propriamente quelli indicati nel rapporto 2010 del CF sul futuro delle reti infrastrutturali nazionali. Sono le tre dimensioni dello sviluppo sostenibile da valutare in termini pluridecennali: sostenibilità economica, quindi al di là dei criteri di sola produttività aziendale; sostenibilità ambientale e territoriale, considerando i vari impatti diretti e indiretti della presenza o mancanza di infrastrutture; sostenibilità sociale, dalle molteplici implicazioni.

Infine, riferendomi al Ticino, questo significa lottare per inserire nel pacchetto – come per il nodo di Basilea e la stazione passante di Lucerna – perlomeno i costi di progettazione di quell’AlpTransit-Ticino da tempo su un binario morto. Le oltre 10mila firme raccolte devono poter servire a questo e a far maturare, con Lötschberg, Lucerna, Basilea e altri una diversa ingegneria finanziaria per anticipare quanto necessario al recupero della dimensione storica del San Gottardo, ferrovia d’Europa.

 

Accesso e-GdP

banner_reportage_siria.jpg

banner_arte-e-cultura.jpg

banner_alberghi_albergatori.jpg

Ieri nel mondo

banner_spot_youtube_chi_siamo.png

misericordia_2015.jpg

catt-ch2.jpg

Il sito ufficiale della Diocesi diLugano

banner_caritas_ticino.jpg