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Trovata la soluzione "win win"

23.11.2017 - aggiornato: 23.11.2017 - 14:14

L'editoriale di Claudio Mésoniat sull'accordo sull'ora di religione: "Vantaggioso per tutti anche se con qualche rinuncia sia da parte della Diocesi sia da parte del Governo".

Il consigliere di Stato Manuele Bertoli e il vescovo Mons. Valerio Lazzeri

© foto Crinari

di Claudio Mésoniat

 

Per commentare il traguardo raggiunto dall’inedito tandem Lazzeri-Bertoli qualcuno ha rispolverato l’antico adagio “l’ottimo è nemico del bene”. Sono d’accordo, ma cos’era in questo caso “l’ottimo”, e cos’è “il bene”? Potremmo metterla così: una soluzione che avrebbe offerto alle famiglie un’autentica libertà di scelta, ricollocando il fenomeno religioso al giusto posto all’interno dell’insegnamento scolastico –“l’ottimo”- sembrava a portata di mano; ma la condizione per arrivarci, ossia una possibile “vittoria” dopo uno scontro referendario quasi certo e quasi certamente condotto in termini di contrapposizione ideologica e di vecchio Kulturkampf (battaglia di civiltà), sarebbe stato un prezzo troppo alto da pagare sia per la Chiesa che per la società ticinese.

Ed ecco allora affacciarsi “il bene”: un compromesso “win win”, ossia vantaggioso per tutti anche se con qualche rinuncia sia da parte della Diocesi sia da parte del Governo cantonale, che deve tenere conto anche delle opzioni ideologiche laiciste più radicali, benché forse marginali. Un compromesso che ha risolto anche i problemi organizzativi e ha ridotto al minimo i costi del nuovo curricolo, che sembrava rappresentassero un ostacolo insormontabile. Se la politica è capacità di dialogo e arte del compromesso (Ratzinger), metodo squisitamente svizzero, l’operazione può essere ascritta alla politica nel senso più nobile del termine, e bene ha fatto il nostro Vescovo a citare ieri in conferenza stampa l’ispiratore profondo di questa cultura politica, Nicola di Flüe, di cui stiamo celebrando il 600esimo anniversario della nascita.

Guardando più da vicino la soluzione concordata, se le Chiese rinunciano all’ora di religione tradizionale durante il quarto anno di scuola media, ottengono però che il corso di storia delle religioni che occuperà quest’ultimo scorcio delle medie non sia concepito come alternativa e quasi in contrapposizione all’insegnamento religioso cristiano. Tanto più che il DECS ha accettato che anche i docenti formati nell’ambito di facoltà teologiche cristiane potranno essere abilitati all’insegnamento di storia delle religioni. 

Ancora una parola sul perché una soluzione lasciata al verdetto referendario non fosse auspicabile, a parere nostro, dal punto di vista della Chiesa (e in ultima analisi della società), senza nulla togliere al merito del tenace e apprezzabile lavoro condotto nell’apposita commissione parlamentare da alcuni granconsiglieri del PPD, lavoro che ha documentato l’esistenza di una maggioranza politica ancora sensibile al contributo che una presenza cristiana può dare alla comprensione di valori culturali e sociali costitutivi della nostra convivenza.

In estrema sintesi, il cristianesimo è certamente all’origine di quei valori (libertà, laicità dello Stato, vita, famiglia, per citarne alcuni fondamentali), che da secoli vivono però di vita propria, staccati dalla loro sorgente, e proprio per questo hanno secondo noi progressivamente perso la loro carica di evidenza e il loro statuto di convinzioni socialmente condivise. Se rimane più che legittimo l’impegno politico per conservare democraticamente, nella misura del possibile, quei valori nei costumi e nelle leggi, è compito precipuo delle Chiese annunciare e proporre liberamente e indistintamente a tutti il nocciolo del cristianesimo stesso, fonte anche di una possibile rinascita, in forme nuove, di quei valori nella loro convenienza umana.

Per questo, è bene che la stessa presenza delle Chiese negli ambiti educativi gestiti dallo Stato non sia imposta sul filo di maggioranze referendarie e non divenga oggetto di campagne politiche inevitabilmente sottoposte a esigenze partitiche. È quello, ci sembra, che l’attuale papato di Francesco ci sta tra l’altro testimoniando. 

 

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