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Una nuova alba per la SSR

05.03.2018 - aggiornato: 05.03.2018 - 15:40

L'editoriale della direttrice del GdP Alessandra Zumthor in merito all'esito del voto di ieri sull'iniziativa "No Billag": "Ma questo non è un assegno in bianco".

(Keystone)

di Alessandra Zumthor

 

La SSR e la RSI sono salve, il popolo sovrano ha sottolineato in modo chiarissimo l’importanza che la radiotelevisione pubblica riveste per la Confederazione e per la coesione nazionale, in primis per la tutela delle minoranze. L’alta partecipazione non fa che confermare quanto il popolo svizzero tenga alla sua radiotelevisione, mobilitandosi in massa pur di salvaguardarla.

Anche il Ticino fortunatamente non si è discostato da questa linea (anzi, per quel che riguarda la partecipazione l’ha persino accentuata): disattendendo le previsioni dell’ultimo sondaggio, che dava i sì e i no testa a testa, ha spazzato via la No Billag come e più di altri Cantoni, evitando anche la tentazione pericolosa di “mandare un segnale” contrario alla RSI. Naturalmente un discorso analogo vale per le radio e televisioni private che beneficiano del canone: il voto va letto come un segnale di approvazione anche nei loro confronti.

Ora dunque tutto l’accesissimo dibattito pre-Billag può ripartire da queste basi, dalla consapevolezza che la SSR è una realtà fortemente voluta dai cittadini di questo Paese e non un fardello inutile, residuo di colossi statalisti ormai passati di moda.

Questo significa un assegno in bianco per la SSR? Assolutamente no, e gli stessi vertici dell’azienda, sin dalle prime ore dopo il voto, hanno dimostrato di esserne pienamente consapevoli, annunciando già ieri pomeriggio da Berna un maxipiano di riforme e misure di risparmio (non esclusi dolorosi tagli al personale) che dovranno essere messe in pratica nei prossimi mesi e anni.

A livello di comunicazione, una scelta lodevole: non brindisi e festeggiamenti pubblici (che pure non sarebbero stati così fuori luogo, visti i risultati oltre ogni aspettativa) ma un segnale concreto di volersi rimboccare subito le maniche, senza perdere tempo. Non solo perché l’evoluzione tecnologica innegabilmente mette tutti sotto pressione, ma (e forse soprattuttto) per una forma di rispetto nei confronti del “patto” coi cittadini votanti, che in molti casi, non dimentichiamolo, non hanno votato un “no” tout court bensì un “no ma”: non vogliamo affossare la SSR, ma chiediamo che al più presto si ponga rimedio a tutte le manchevolezze che il dibattito generalizzato di questi mesi ha fatto emergere.

Dunque -pare dire la direzione generale SSR- vi abbiamo chiesto di darci fiducia contro la no-Billag, adesso è nostro dovere ricambiare, dimostrando che le nostre intenzioni di snellire le pesantezze dell’azienda e migliorarne l’efficienza non erano promesse vane. Il direttore generale Gilles Marchand ci appare un timoniere serio, affidabile e capace per questo importante compito: spetterà in ogni caso alla politica, ai media privati, ma anche ai singoli radio e tele-spettatori accompagnare questi processi di riforma e miglioramento per verificarli puntualmente, sia sul fronte del contenimento delle spese sia su quello, forse ancora più importante, del rispetto del mandato di servizio pubblico, quanto a qualità e imparzialità dei servizi trasmessi e mandati in onda. Ne renderemo conto volta per volta anche su questo giornale.

 

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