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USI/SUPSI, ora si stabilisca il confine

12.12.2017 - aggiornato: 12.12.2017 - 17:40

Nel suo editoriale, Alessandra Zumthor si chiede se e come sarà possibile conciliare l’attività della nuova Commissione di controllo con l’esigenza di autonomia dei due istituti.

© FOTO FIORENZO MAFFI

di Alessandra Zumthor

 

49 sì contro 18 contrari (e due astenuti) nel marzo 2016, 46 sì contro 31 no (e 5 astenuti) ieri pomeriggio. In un anno e mezzo di dibattiti e confronti, il fronte degli scettici sulla nuova Commissione di controllo su USI e SUPSI, approvata ieri dal Gran Consiglio, è cresciuto in modo non indifferente.

Segno -forse- che l’iniziale massiccia volontà di imbrigliare i due istituti in un nuovo laccio aveva cominciato a stemperarsi nella considerazione, più realistica, dei necessari margini di autonomia di cui devono godere due istituzioni che si vogliono internazionali e all’avanguardia. Ma questo fronte contrario, supportato anche dal Governo, non si è evidentemente consolidato abbastanza da bloccare il nuovo organo di sorveglianza: è rimasto una (corposa) minoranza, seriamente preoccupata del pericolo di intaccare la libertà accademica dei due atenei.

Anche a parere di chi scrive, di questa nuova Commissione non si sentiva proprio il bisogno, in un Cantone preso addirittura a modello a fine anni Novanta per una pionieristica legge universitaria che concedeva tutta l’indipendenza necessaria alla nascente USI: legge che, a scanso di equivoci, aveva comunque previsto anche tutta una serie di controlli anti-abusi da parte di Governo e Gran Consiglio, attraverso la Commissione scolastica ma anche attraverso il Controllo cantonale delle finanze. 

E ora? Come gestire quello che a tutti gli effetti, anche paragonandolo al resto dell’attuale panorama universitario elvetico, sembra un passo indietro? Come conciliare l’attività della nuova Comissione con l’indispensabile esigenza di autonomia di USI e SUPSI?

Un suggerimento per la difficilissima quadratura del cerchio può forse arrivare dagli spunti forniti ieri nel dibattito da Sergio Morisoli (LaDestra), spunti che si concentrano su un concetto-cardine: il confine da non superare. In altre parole bisognerà definire i limiti che la Commissione non dovrà oltrepassare: sì alla verifica dell’impiego dei mezzi finanziari dei due istituti, no alla pretesa di sostituirsi al mandato di rettori e professori. Se questa pretesa si verificasse, sarebbe un fatto grave.

Se invece la Commissione riuscirà a mantenersi entro certi (chiari) margini di manovra, allora -per quanto indigesta- il suo ruolo di ponte fra mondo accademico e mondo politico potrà avere un senso. Vedremo alla prova dei fatti in quale delle due direzioni vorranno (e sapranno) muoversi i suoi futuri membri.

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