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"7 anni e un'impunità totale: inaccettabile"

18.09.2017 - aggiornato: 19.09.2017 - 08:26

Così Carla Del Ponte nella sua ultima apparizione quale membro della Commissione d'inchiesta indipendente dell'Onu sulla Siria, che ha deciso di lasciare.

© Swissinfo

Carla Del Ponte lascia la Commissione d'inchiesta indipendente dell'Onu sulla Siria ribadendo il suo appello contro l'impunità. Davanti al Consiglio dei diritti umani, ha chiesto oggi a Ginevra un tribunale speciale per crimini commessi in circa sette anni di conflitto. "Sette anni e un'impunità totale: è inaccettabile", ha detto la ex procuratrice ticinese nella sua ultima apparizione quale membro della Commissione.

Del Ponte aveva annunciato all'inizio di agosto il suo ritiro in particolare a causa dell'inazione del Consiglio di sicurezza dell'Onu, che ha di nuovo preso di mira oggi. "Vogliamo la giustizia", "abbiamo bisogno di un tribunale", ha insistito. Facendo appello agli Stati membri de Consiglio dei diritti umani che hanno condannato l'attacco chimico di aprile a Khan Shaykhun ha chiesto aiuto per l'istituzione di una tale istanza.

Precedentemente l'ambasciatore siriano al Consiglio dei diritti umani aveva nuovamente denunciato Del Ponte, senza nominarla, per aver accusato il regime di essere responsabile di questo raid. Nel suo ultimo rapporto sulle violazioni dei diritti umani in Siria, pubblicato una decina di giorni fa, la Commissione ha chiaramente chiamato in causa l'aviazione siriana.

Oggi il Consiglio dei diritti umani ha ringraziato Carla Del Ponte per il suo mandato. La ticinese - ex procuratrice generale del Tribunale penale internazionale dell'Aja per l'ex Jugoslavia nonché di quello che si è occupato del genocidio in Ruanda - lo ha da parte sua definito una "esperienza speciale". L'ambasciatore elvetico presso l'Onu a Ginevra, Valentin Zellweger, ha lodato il suo "lavoro impegnato".

Zellweger ha condannato l'attacco di Khan Shaykhun, ma anche il ricorso "sproporzionato" alla forza contro i civili a Raqqa da parte della coalizione contro lo Stato islamico (Isis) sostenuta dagli Stati Uniti. Si è detto anche preoccupato per i trasferimenti forzati dopo accordi in diverse zone assediate.

Da parte sua l'ambasciatore siriano ha nuovamente ribadito di ritenere che la Commissione vada oltre il suo mandato lanciando "accuse politiche". E ha chiesto che siano rivelati la nazionalità e il profilo di tutte le persone che hanno contribuito alla redazione del rapporto.

Sempre oggi i membri della Commissione hanno incontrato per la prima volta Catherine Marchi-Uhel, responsabile del nuovo Meccanismo internazionale incaricato di raccogliere le prove sui crimini più gravi in Siria. Con Marchi-Uhel hanno discusso la collaborazione con questa nuova entità.

(Ats)

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