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"Cosi rompono la democrazia"

21.10.2017 - aggiornato: 21.10.2017 - 22:08

Quasi mezzo milione di persone si sono riversate nelle strade di Barcellona per denunciare il commissariamento delle istituzioni catalane. Puigdemont: "Peggior attacco".

© AP Photo/Emilio Morenatti

La Catalogna non si piega al "colpo di Stato" di Madrid: quasi mezzo milione di persone si sono di nuovo riversate in piazza nel cuore di Barcellona per denunciare il duro commissariamento delle istituzioni catalane annunciato oggi da Madrid e chiedere la liberazione dei due Jordi, i "detenuti politici" Jordi Sanchez e Jordi Cuixart. Una marea umana che si è snodata fra Gran Via e Passeig de Gracia, ormai con Plaça Catalunya i luoghi altamente simbolici della rivoluzione catalana, in un oceano di bandiere stellate della "Repubblica" e di cartelli verdi che chiedevano "Llibertat" per i due Jordi.

La Catalogna ribelle aveva risposto con una sonora "cacerolada" spontanea di protesta, dai Pirenei alla Costa Brava, all'annuncio in televisione del duro giro di vite contro Barcellona del premier spagnolo Mariano Rajoy.

"Il peggior attacco" alle istituzioni

Il presidente Carles Puigdemont, che in un primo tempo non aveva previsto di partecipare per neutralità istituzionale, dopo il blitz del governo di Madrid si è mescolato alla folla e ha guidato il corteo. Il suo arrivo è stato accolto da applausi e grida di incoraggiamento.

Il presidente catalano Carles Puigdemont ha accusato il premier spagnolo Mariano Rajoy di avere portato contro le istituzioni catalane "il peggiore attacco" da quando il dittatore Francisco Franco le abolì dopo la guerra civile del 1936-39. Il presidente catalano ha quindi denunciato un tentativo da parte di Madrid di "liquidare l'autogoverno" della Catalogna. Puigdemont ha invitato i cittadini a "difendere" le loro istituzioni.

Puigdemont, ormai molto popolare in Catalogna, è sempre più vicino ad una incriminazione per ribellione da parte della procura dello Stato spagnolo, che potrebbe ordinare il suo arresto. Fra la folla tanta collera e anche molta preoccupazione per la piega presa dagli avvenimenti. "Ci trattano come una colonia", protesta Cristina. "Cosi rompono la democrazia", aggiunge Josep, un emigrato negli Usa.

Folla di politici nel corteo

Accanto a Puigdemont il vicepresidente Oriol Junqueras, praticamente tutto il Govern, la presidente del Parlament Carme Forcadell, l'ex President Artur Mas. Tutti indagati dai tribunali spagnoli. Tutti hanno espressioni gravi. Puigdemont ha il volto chiuso.

Come il sindaco di Barcellona Ada Colau, che ha tentato invano di portare avanti una opzione di mediazione fra Rajoy e Puigdemont. "È una giornata di involuzione democratica. La peggiore da 40 anni. Da Rajoy è venuta una risposta autoritaria, è un attacco ai diritti fondamentali e alla base stessa della democrazia" accusa.
La folla grida "Llibertat! Llibertat" e canta l'inno catalano Els Segadors. Tutti ormai lo sanno a memoria. "Lo Stato vuole uccidere il nostro sistema di governo centenario. Ma non riuscirà. Noi lo impediremo!", tuona dal palco il portavoce dell'Assemblea nazionale catalana (Anc) di Jordi Sanchez, da lunedì in prigione per sedizione con Jordi Cuixart per le manifestazioni pacifiche del 20 settembre.

La marea umana canta "No Tenc Por", "Non Ho Paura", il motto forgiato in reazione agli attentati jihadisti di agosto e ora rivolto al potere centrale di Madrid.
Nella folla ci sono anche politici non indipendentisti, molti vicini a Podemos (partito di area socialista antiausterità), sotto shock per le misure decise da Rajoy. "È un attacco contro la democrazia", dice il numero due del partito Pablo Echenique.

Nel corteo c'è il deputato della Cup, sinistra del fronte indipendentista, Carles Riera. "L'unica risposta possibile ora è la proclamazione immediata della repubblica". Sarà forse mercoledì in parlamento. Prima che scatti l'articolo 155 della Costituzione spagnola che taglia, tra l'altro, i poteri dei deputati catalani.

(Ats)

 

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