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In Irlanda vince il "sì" alle nozze gay

23.05.2015 - aggiornato: 23.05.2015 - 21:07

Sconfitta per i sostenitori della famiglia "tradizionale": con il 62,1% dei sì e il 37,9% dei no, in Irlanda passa il referendum popolare che modifica la Costituzione irlandese, permettendo alle coppie omosessuali di sposarsi legalmente. Una vittoria del sì che ora solleva molti quesiti, in particolare sulla tutela dei minori. 

(foto AP)

In Irlanda il 62,1% della popolazione ha votato sì nel referendum sull'introduzione delle nozze gay. I no sono stati il 37,9%. È quanto emerge dalla proclamazione finale al termine dello spoglio in tutte le circoscrizioni dell'Irlanda. I voti complessivi in favore dei matrimoni gay sono stati 1.201.607, mentre quelli contrari 734.300. L'affluenza a livello nazionale è stata del 60,5%.

Molti gli interrogativi

In Irlanda le coppie omosessuali potranno dunque sposarsi legalmente, sollevando ora molti interrogativi sulla protezione dei minori. La vittoria del sì equipara infatti le unioni omosessuali ai matrimoni, includendoli all’interno dell’articolo 41 della Costituzione, ma come scritto sull'edizione cartacea del GdP di venerdì 22 maggio, ad esempio la magistratura e il Parlamento sarebbero obbligati a estendere alle unioni gay la radicata convinzione che vige oggi per le coppie eterosessuali, in base alla quale il benessere del bambino è massimo quando è cresciuto con un padre e una madre, preferibilmente sposati.

Ma una seconda ulteriore conseguenza è legata alla fecondazione artificiale e alla maternità surrogata. La vittoria dei sì infatti lega le mani al Parlamento e alla magistratura nel caso in cui una coppia gay si trovi a rivendicare il diritto di procreare. Una coppia di uomini non può generare un bambino, ma può pattuire un accordo con una madre surrogata.

Il conflitto che si creerà è il seguente: le coppie sposate hanno il diritto di procreare; le coppie sposate includono anche due uomini gay, che possono procreare solo grazie alla maternità surrogata; dunque una norma che vieta o limita un contratto del genere sarebbe incostituzionale perché impedirebbe alla coppia di procreare con gli unici mezzi che ha a disposizione. 

Come si è arrivati al "sì"

"Rispetto per gli elettori irlandesi" ma insieme "tristezza": è la reazione al risultato del referendum irlandese sulle nozze tra persone dello stesso sesso dei comitati "Sì alla famiglia", che riuniscono associazioni cattoliche ed evangeliche contrarie al riconoscimento delle unioni omosessuali. "Certamente - ragiona il sociologo torinese Massimo Introvigne, presidente di "Sì alla famiglia" interpellato dall'Ansa - ha pesato sul voto la tristissima vicenda dei preti pedofili, che ha tolto autorevolezza alla voce della Chiesa irlandese. Papa Benedetto XVI aveva indicato la strada: no al negazionismo di fronte a fatti che definiva vergognosi e per cui chiedeva scusa, ma no anche a un'interpretazione subalterna ai modelli dominanti. È mancata la capacità di evitare il negazionismo e ammettere le colpe, nello stesso tempo elaborando un'interpretazione della tragedia dei preti pedofili che mostrasse le sue radici in un clima morale e in una teologia relativiste e permissive".

Quanto alla sostanza del referendum, il sociologo nota come "l'esito è stato pesantemente condizionato dalla decisione del governo di introdurre nel gennaio 2015 la legge che consente alle coppie omosessuali l'adozione di bambini senza alcuna limitazione. L'argomento più forte di chi si opponeva in Irlanda al matrimonio omosessuale era "attenzione che se passa il matrimonio arriva anche l'adozione", e all'adozione la maggioranza degli irlandesi era contraria. Introducendo l'adozione prima del referendum, governo e parlamento hanno svuotato la consultazione di gran parte della sua sostanza". 

(red.)

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