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"Le armi nucleari minacciano l'umanità"

10.11.2017 - aggiornato: 10.11.2017 - 17:25

Così il Papa aprendo in Vaticano il Simposio internazionale sul disarmo nucleare, a cui partecipano 11 Premi Nobel per la Pace, vertici di ONU e NATO, e molti altri.

© Foto dal web

"Non possiamo non provare un vivo senso di inquietudine se consideriamo le catastrofiche conseguenze umanitarie e ambientali che derivano da qualsiasi utilizzo degli ordigni nucleari". così papa Francesco, aprendo in Vaticano il Simposio internazionale sul disarmo nucleare, dal titolo "Prospettive per un mondo libero dalle armi nucleari e per un disarmo integrale", promosso dal Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale, cui partecipano 11 Premi Nobel per la Pace, vertici di Onu e Nato, diplomatici rappresentanti degli Stati tra cui Russia, Stati Uniti, Corea del Sud, Iran, nonché massimi esperti nel campo degli armamenti ed esponenti delle fondazioni, organizzazioni e società civile impegnate attivamente sul tema.

"È da condannare con fermezza la minaccia del loro uso, nonché il loro stesso possesso, proprio perché la loro esistenza è funzionale a una logica di paura che non riguarda solo le parti in conflitto, ma l'intero genere umano", ha detto il Pontefice. Il Papa lo ha affermato "anche considerando il rischio di una detonazione accidentale di tali armi per un errore di qualsiasi genere".

Durante l'udienza nella Sala Clementina ai circa 350 partecipanti all'incontro, Francesco ha sottolineato la "complessità delle sfide politiche dell'attuale scenario internazionale, caratterizzato da un clima instabile di conflittualità". "Un fosco pessimismo", ha detto, "potrebbe spingerci a ritenere che le 'prospettive per un mondo libero dalle armi nucleari e per un disarmo integrale', come recita il titolo del vostro incontro, appaiano sempre più remote". "È un dato di fatto - ha quindi aggiunto - che la spirale della corsa agli armamenti non conosce sosta e che i costi di ammodernamento e sviluppo delle armi, non solo nucleari, rappresentano una considerevole voce di spesa per le nazioni, al punto da dover mettere in secondo piano le priorità reali dell'umanità sofferente: la lotta contro la povertà, la promozione della pace, la realizzazione di progetti educativi, ecologici e sanitari e lo sviluppo dei diritti umani".

"Il progresso smantelli gli arsenali"

"Un progresso effettivo ed inclusivo può rendere attuabile l'utopia di un mondo privo di micidiali strumenti di offesa, nonostante la critica di coloro che ritengono idealistici i processi di smantellamento degli arsenali", ha ancora aggiunto Francesco, secondo il quale "resta sempre valido il magistero di Giovanni XXIII, che ha indicato con chiarezza l'obiettivo di un disarmo integrale affermando: 'L'arresto agli armamenti a scopi bellici, la loro effettiva riduzione, e, a maggior ragione, la loro eliminazione sono impossibili o quasi, se nello stesso tempo non si procedesse ad un disarmo integrale; se cioè non si smontano anche gli spiriti, adoperandosi sinceramente a dissolvere, in essi, la psicosi bellica' (Lett. enc. Pacem in terris, 11 aprile 1963, 61)".

 

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"Siamo sull'orlo di un olocausto nucleare"

Prendendo la parola, il card. Peter Kodwo Appiah Turkson, prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale ha affermato che "siamo sull'orlo di un olocausto nucleare".

"Incoraggiare gli Stati dotati di armi nucleari a perseguire strategie di riduzione delle armi e testate nucleari, per avere un mondo libero" da questi ultimi: così il cardinale ha sintetizzato l'obiettivo del summit. "In questo momento storico esiste una paura di una catastrofe nucleare che si è intensificata così tanto", l'analisi del porporato, secondo il quale quello delle armi nucleari è "un problema globale che influenza tutte le nazioni e ha un impatto non solo sulla generazione attuale, ma anche su quelle future".

Per questo, la tesi di Turkson, "saranno molto importanti le decisioni dei nostri politici, perché avranno conseguenze sullo sviluppo del nostro Paese". "Le persone chiedono sicurezza per loro e le loro famiglie", ha proseguito il cardinale, ma "non si può rispondere con la proliferazione delle armi di distruzione di massa, e nucleari in particolare, perché non solo ciò aumenta il problema della sicurezza, ma riduce la possibilità di migliorare la vita delle popolazioni, le condizioni di vita e quelle ambientali".

"La sicurezza non viene data dal numero di armi che possediamo", il grido d'allarme di Turkson, che ha citato il presidente americano Eisenhower: "Ogni volta che si utilizzano le armi, ciò rappresenta un furto, per le risorse tolte alle popolazioni che devono lottare per la sopravvivenza". "Le armi nucleari sono un furto per le popolazioni, perché portano via le speranze dei bambini", ha ammonito il cardinale soffermandosi sul costo delle armi nucleari, i cui investimenti potrebbero essere utilizzati per costruire scuole, strade e ospedali.

(Red/Ats)

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